web magazine di
cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’UE va alla guerra, e i suoi popoli?

Il conflitto russo-ucraino ha superato il quarto anno, confermando la sua natura di guerra di attrito. L’obiettivo ufficiale della Russia (la denazificazione dell’Ucraina) non è formalmente mutato, ma la reazione degli Stati Uniti di Biden e di alcuni Stati europei (Gran Bretagna in testa) è stata tale da trasformare il conflitto in una lotta esistenziale tra il bene e il male e scavare un solco profondo tra l’Europa e la Russia.

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Il Brasile al voto

Qual è la posta in gioco del voto alle elezioni presidenziali brasiliane del 4 ottobre 2026, in un contesto internazionale, nel quale l’egemone ferito fatica ad accettare la messa in forma del proprio declino e ricorre all’hard power – e, quando necessario, alla nuda forza – per riaffermare la propria supremazia e ritardare l’avvento di un ordine mondiale realmente “multipolare”?

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Sulle ceneri di Merkel. Il vuoto universalista della Germania

Nonostante l’impopolarità del riarmo, latitano nel sonno post-storico della Germania gli strumenti fondamentali per trasformare il dissenso in opposizione strutturata, mentre i partiti anti-sistema sembrano i soli disponibili a dare forma politica al dissenso.

Lo sguardo della società russa sull’Europa

L’ostilità inestinguibile russo-europea non è la descrizione di un vicolo cieco della storia, ma un’operazione politica che assume una scelta delle élite — la coltivazione funzionale dell’avversario — e la traveste da verdetto dei popoli.

Ontologia del riarmo

Il riarmo è l’esito di una “narrazione del sospetto”. La paura come unico orizzonte di senso: fobocrazia. Non bastano moderazione diplomatica e ragionevolezza dei governi. Occorre disattivare il meccanismo che ha reso la paura la principale risorsa di disciplinamento sociale.

La guerra riscopre la pianificazione

Il riarmo europeo rivela che i limiti all’intervento statale nell’economia non erano assoluti, ma selettivi: ciò che veniva negato alla spesa sociale e alla transizione ecologica diventa ora possibile per la produzione militare. La pianificazione è tornata, al servizio della guerra.

Il lavoro ripudia la guerra

Nonostante il principio costituzionale pacifista possa essere difeso anche ricorrendo allo sciopero politico, la difesa del conflitto sindacale e l’obiezione di coscienza del singolo lavoratore come strumento di contrasto alle politiche di guerra restano estremamente complesse.

Verso un conflitto commerciale UE-Cina?

I paesi europei, privi di una leadership politica e pressati in ogni modo dagli USA, sembrano avviati verso la guerra commerciale con la Cina. Ciechi dinanzi al proprio declino e poco lungimiranti nell’accettare la cooperazione cinese anche per contrastare il riscaldamento globale.