IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Anticipazione/ I russi, i russi gli americani

Chi ha spento le luci della pace è il vecchio mondo di oggi, la Russia e gli Stati Uniti. L’Europa complice e vittima, allo stesso tempo. In esclusiva, per i lettori del nostro “laboratorio politico”, i passaggi essenziali dell’introduzione ad un volume di prossima pubblicazione nei primi mesi dell'anno che verrà.

La Cina, il convitato di pietra

Il principale convitato di pietra dei conflitti economici, geopolitici e militari degli ultimi due decenni è indiscutibilmente la Cina.
Le ragioni sono note, anche se goffamente rimosse, dalla maggioranza degli osservatori. L’interdipendenza con il mercato del gigante asiatico – ha da tempo osservato sottolineato Andrea Fumagalli – è vertiginosamente aumentata, anche grazie al fatto che la politica commerciale della Cina si è ulteriormente globalizzata con il progetto della nuova via della seta. Contemporaneamente, la Cina è diventata esportatrice netta di prodotti tecnologici e, a partire dal 2016, il numero di brevetti cinesi è risultato superiore a quello Usa. Nel frattempo gli investimenti in energie rinnovabili hanno superato nell’ultima decade quelli americani fino a raddoppiarli. E anche nel capitalismo delle piattaforme, terreno solitamente egemonizzato dalle grandi corporation americane, l’avanzata cinese si è fatta sentire.
Non è un caso che le divergenze tra Usa e Cina si siano negli anni recenti anni sempre più ampliate. L’ascesa alla presidenza Usa di Trump ha ulteriormente acuito le tensioni, con guerre commerciali più pesanti del passato. E anche l’amministrazione Biden non si è discostata da un atteggiamento di continuo attacco verso la Cina. L’unica differenza, in una prima fase, sembrava essere l’abbandono parziale degli strumenti tipici della guerra commerciale (politiche protezionistiche) per rispolverare quelli più geopolitici e militari.

Ma non l’unico

Le cose negli ultimi tempi stanno peggiorando, anche “grazie” alla guerra in Ucraina. O, meglio, questa guerra sta rendendo sempre più palese la multiforme e scellerata posta in gioco dei conflitti ‘imperialistici’ dell’ultimo decennio.
Il 7 ottobre scorso il Department of Commerce statunitense ha introdotto una serie di misure restrittive all’export di semiconduttori di tecnologia più avanzati e finalizzati alla produzione di supercomputer da applicare in settori quali difesa e armamenti. L’effetto immediato è l’espansione della lista di aziende cinesi alle quali è vietato l’acquisto di prodotti americani in questi settori se non previa autorizzazione (tramite licenza) da parte delle autorità USA e nell’impedimento per persone fisiche statunitensi di fornire assistenza alle aziende cinesi operanti nel settore. La ‘mossa’ di Washington si propone due obiettivi: da un lato ritardare lo sviluppo dell’industria cinese dei semiconduttori più avanzati (quelli sotto i dieci nanometri di dimensione), dall’altro colpire la modernizzazione del settore della difesa. Il tutto privando Pechino dell’accesso sia alle tecnologie sia al know-how (attraverso il capitale umano, che è per l’appunto oggetto delle restrizioni). Non si tratta della prima restrizione commerciale da parte degli USA in questo campo. La ‘mossa’ si inserisce nel solco già intrapreso delle misure che gli Stati Uniti avevano adottato per colpire la cinese Huawei a partire dal 2020. In questo caso però le restrizioni all’export non colpiscono una sola azienda ma l’intero settore, mettendo i bastoni tra le ruote ad alleati (ad esempio Taiwan tramite il colosso dei chip TSMC) ed anche ad alcune aziende americane (es. Intel) dato che, a causa di queste misure, non potranno più operare in Cina.
Nemmeno Trump si era spinto fino a questo punto. Il presidente repubblicano aveva adottato una postura aggressiva nei confronti della Cina, ma sulla base di un approccio preminentemente negoziale. Invece, l’attuale amministrazione ha colpito duramente senza timore di danneggiare – ha giustamente osservato Davide Tentori – gli interessi di attori economici USA o di Paesi partner.

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