IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

A proposito di Gaetano Azzariti, Diritto o barbarie. Il costituzionalismo moderno al bivio

Il destino di un libro, il suo successo, la sua durata nel tempo dipendono da molte cose. Il libro di Gaetano Azzariti ha il pregio di possederle praticamente tutte, a partire dall’incipit, dal suo felice carattere tranchant.

E qui, secondo me, pesano anche le responsabilità della contemporanea scienza costituzionalista, di quel costituzionalismo giusnaturalista che avendo postulato l’idea di un esaurimento del potere costituente, ha contribuito ad aprire la strada all’idea della legittimità di un mutamento dall’alto per mano dei poteri costituiti e dal basso per mano del diritto giurisprudenziale, per mano del cosiddetto diritto vivente. Ora a me pare che Gaetano nell’opera che oggi discutiamo ponga quantomeno le premesse per prendere le distanze da questa deriva impolitica della scienza giuridica.

6. Lo fa, innanzitutto, nell’orizzonte scolpito con nettezza nel titolo di questa seconda parte della sua opera. L’orizzonte di una Europa politica che rompa con l’ideologia funzionalista e tecnocratica di Maastricht e rinomini, dunque, il tema rimosso del conflitto sociale. Perché senza soggetti tra loro in conflitto, dice Azzariti, non si cambia la storia e qualsivoglia mutamento istituzionale e della lettera dei Trattati finisce per risolversi in un aggiustamento degli equilibri interni tra i poteri costituiti.

Il conflitto al quale pensa Azzariti è un conflitto sociale in senso alto, densamente politico culturale, antropologico, un conflitto sul modello di civiltà, sul modello di occidente, al quale ancorare il presente e il futuro dell’Europa. Continuare sulla strada neoliberale di una crescita lineare, quantitativa e senza progresso civile, oppure tornare all’utopia concreta delle costituzioni democratico-sociali di un proficuo compromesso tra crescita e progresso che abbia al suo centro la dignità della persona?

Gaetano opta chiaramente per questa strada, ma è ben consapevole che restituire attualità a questa idea di diritto e di costituzione comporta – l’espressione è mia – una rivoluzione attiva. Una riabilitazione da parte degli stessi governati dell’orizzonte del conflitto come il proprio orizzonte, del conflitto come il terreno più proficuo nel quale far valere la propria eguale dignità. Ed è qui che si apre il discorso più denso metodologicamente e teoreticamente. Quella terza parte dell’opera che già nel titolo indica un percorso di riflessione e ricerca ben più impegnativo di quello di chi si rifugia in un mero costituzionalismo critico, ma è invece alla ricerca delle leggi di mutamento della storia e le rintraccia in una originale rivisitazione della concezione materialistica.

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