IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

A proposito di Gaetano Azzariti, Diritto o barbarie. Il costituzionalismo moderno al bivio

Il destino di un libro, il suo successo, la sua durata nel tempo dipendono da molte cose. Il libro di Gaetano Azzariti ha il pregio di possederle praticamente tutte, a partire dall’incipit, dal suo felice carattere tranchant.

7. L’originale concezione materialistica della storia alla quale Gaetano si rifà è quella della Scienza Nuova di Giambattista Vico, una interpretazione lontana dall’interpretazione di Croce che aveva a suo tempo ridotto il pensiero vichiano all’idealismo. Una concezione nota, ma poco frequentata tanto dal marxismo quanto dai giuristi, pur lo studioso napoletano avendo sviluppato la propria opera a partire da una solida base di conoscenze storico-giuridiche. Questa terza parte del lavoro di Gaetano meriterebbe un seminario di presentazione a parte e presupporrebbe competenze che non ho. Mi limiterò, pertanto, a richiamare solo quei profili che contribuiscono a illuminare ulteriormente il discorso di Gaetano.

È, del resto, lo stesso denso Prologo a fornirci le ragioni del suo rapporto, direi anche emotivo, con l’umanesimo di Vico. “Con la sua principale, se non unica certezza”: che “è l’uomo che fa integralmente la sua storia” e che una delle condizioni essenziali dei cambiamenti è la fantasia, “una spinta utopica che dia forma ad un orizzonte di trasformazione in grado di staccarci dal triste realismo cui ci ha condannato l’idea smorta dello sviluppo”. Una fantasia che trae il suo nutrimento dallo studio delle origini, “un metodo non solo per scrutare il futuro” ma anche per prescrivere e trarre le conseguenze dalle analisi dell’uomo storico, al di fuori di ogni pretesa di falsa neutralità, descrittivismo, formalismo.

Azzariti, con Vico, è alla ricerca delle “leggi della storia” che spieghino le forme di governo e individua la forza motrice della loro evoluzione, sin dalle origini, nella centralità della lotta per l’eguaglianza e per i diritti di chi ne è privo, nel conflitto tra le classi, nei ceti sociali per i quali si governa. Dunque per Vico, come per Marx, è il conflitto che spiega tutto il corso della storia, il conflitto fra dominio ed emancipazione, tra disuguaglianza e uguaglianza. E gli esiti di questi conflitti sono lungi dall’essere predeterminati ma indicano semplicemente un percorso possibile, aperto ad esiti progressivi ma anche regressivi. Ma dal punto di vista del metodo e teoretico poco importa: è, comunque, il conflitto tra le condizioni economiche e giuridiche tra gli uomini la chiave fondamentale per comprendere la storia e per provare a indirizzarla in un senso o nell’altro.

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