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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Amato Popolo al Goethe-Institut, giovedì 20 novembre

Pubblichiamo la registrazione della presentazione del libro di Antonio Cantaro Amato Popolo. Il sacro che manca da Pasolini alla crisi delle democrazie presso la Biblioteca europea. Ne hanno discusso il sociologo Peter Kammarer, l’economista Laura Pennacchi, Il filosofo Michele Prospero e il giornalista Rai Claudio Vedovati.

La presentazione romana (https://www.youtube.com/watch?v=8OQrisDR1j4) segue quella svoltasi, in concomitanza con il cinquantesimo della morte di Pier Paolo Pasolini, lo scorso 27 ottobre a Bologna (altre ne sono annunciate a Napoli e nelle principali città italiane). Già numerose ed autorevoli le recensioni di un libro «fuori dagli schemi accademici e, insieme, profondamente radicato in una lunga traiettoria di pensiero critico».

L’amore per il popolo

«Una scrittura prodotto di un’urgenza politica, esistenziale, morale» (La Sicilia, 7 novembre 2025).“Tagliente” per Il Domani (https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/ne-tecnocrazia-ne-populismo-la-sinistra-scelga-il-popolo-sg6tzsek).  “Dissacratorio ed eretico” per altri (https://www.linterferenza.info/cultura/amato-popolo-la-sintonia-da-ricostruire/). Una “lezione di un intellettuale autentico sulle radici della crisi italiana” (https://sbilanciamoci.info/pasolini-alle-radici-della-crisi-italiana/). «Coinvolgente e discutibile nell’accezione propria del termine che è quella di alimentare un dibattito» (https://www.gruppodipisa.it/8-rivista/796-antonio-ruggeri-a-cantaro-amato-popolo-il-sacro-che-manca-da-pasolini-alla-crisi-delle-democrazie-bordeaux-edizioni-roma-2025-1-240). «Se non fosse che l’autore ama parlare sottovoce e lentamente, quasi a volere costruire un’intimità che sdrammatizzi la “grandezza” dei temi trattati, si direbbe un grido, un’invocazione magica, ieratica, una professione di fede proclamata ad altissima voce, come se si potessero così radunare fedeli dispersi e smarriti. Una fede custodita e preservata, nonostante il ripudio del mondo, nel “popolo”, come soggetto politico primario di ogni democrazia costituzionale» (https://ilparlamento.eu/presentazione-del-libro-di-antonio-cantaro-amato-popolo-il-sacro-che-manca-da-pasolini-alla-crisi-delle-democrazie-di-mario-barbi/). L’amore per il popolo, sostiene infatti l’autore, è una passione senza la quale ogni discorso sulle magnifiche e progressive sorti della democrazia suona ai governati falso, irricevibile. Un pericolo mortale per le nostre società, un pericolo in qualche modo analogo a quello che nei primi decenni del ventesimo secolo aprì le porte ai discorsi d’odio di nazismo e fascismo.

Una biografia dei nostri tempi

Dunque, una “biografia dei nostri tempi” che affonda nella crisi delle democrazie contemporanee, nell’erosione del concetto di popolo, nell’indebolimento delle funzioni intellettuali. Un collage di appunti, discorsi e scritti d’occasione nei quali l’autore rivendica una passione per il popolo inteso come simbolo esibito in pubblico del nostro essere ontologicamente relazionali. Cantaro mette in discussione le categorie dominanti di sovranismo, populismo, neoliberalismo, denunciando il tradimento da esse veicolato della sovranità popolare in favore di autoreferenziali élite e di algoritmi senza volto. E lo fa con Dante, Pasolini, Gramsci, Leopardi, Sciascia, Tocqueville, e in aperta polemica con la “scienza italianistica” degli intellettuali “insani”. Una critica radicalmente severa della sinistra postmoderna e dei suoi derivati ideologici (come la woke culture) quando precipita in una sorta di moralismo identitario che la condanna al velleitarismo e all’irrilevanza politica.  “Un libro che non fa sconti né all’identitarismo ideologico delle destre né al primatismo etico dei “progressisti”. Da leggere dalla prima all’ultima pagina, compreso il fulminante Post Scriptum (“Odiato Popolo”). Un libro da “amare” o da “stroncare”.

 

 

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