IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

America corrotta, pianeta infetto

Al centro dell’analisi di Caracciolo c’è l’effetto destabilizzante dell’Antimpero americano e del suo alter-ego: l’Antieuropa. Ma per comprendere questa situazione sono sufficienti le spiegazioni di ordine etico e psicologico? O la dismisura è in realtà un portato necessario dei processi di globalizzazione?

I cattivi maestri dell’oltrestoria. Una storia già vista

Per rispondere a queste domande, sostiene l’autore, è necessario prima di tutto identificarne la radice profonda. Essa va cercata nell’Illuminismo, virato “in hegelismi e marxismi vari, da cui genera il mito del dopo-storia, nel quale l’uomo pacificato finalmente si dedicherà a coltivare le arti liberali e i piaceri che lo distinguono dagli altri animali”. Kant, Hegel e Marx sono insomma i cattivi maestri che hanno armato la mano di tutti coloro che, anziché esercitare il sano realismo geopolitico, hanno creduto che la storia avesse una direzione. E che, quindi, si sarebbe arrivati prima o poi al regno definitivo della pace e del benessere. Ci sarebbe molto da discutere e da precisare al riguardo. Non interessa però, nella nostra prospettiva, verificare la tenuta filologica di questa tesi, che deve molto alla ricostruzione dell’hegelismo proposta da Kojève e fatta propria da Fukuyama. Né staremo a domandarci come mai non vengano ricompresi in questo club anche il liberalismo e il positivismo. Semmai sarebbe necessario distinguere, cosa che Caracciolo non fa, tra versioni progressiste e rivoluzionarie della storia. Distinzione invece assolutamente necessaria. Perché le seconde, in genere, non danno affatto per scontato l’avanzamento teleologico verso un esito necessario. Perché la rivoluzione è una rottura del continuum storico, il cui esito è tutt’altro che scontato. E comunque la rivoluzione implica nel suo stesso concetto una ripetizione infinita del suo verificarsi. E se nel Marx del Manifesto del ’48 o in altri testi, si possono indiscutibilmente trovare accenti che fanno pensare all’esistenza di un automatismo delle forze produttive che genererà una progressiva e definitiva convergenza del resto del mondo con il capitalismo dei paesi sviluppati, l’effettiva realizzazione del processo di mondializzazione è avvenuto in realtà sotto il segno della politica di potenza, della conquista militare, del colonialismo vecchio e nuovo da parte di stati in competizione sul piano geopolitico. L’interdipendenza crescente tra le nazioni occidentali e il resto del mondo si, è nei fatti, tradotta in una vistosa divergenza, che il marxismo dopo Marx ha riconosciuto e teorizzato. La diffusione dell’economia capitalistica non ha coinciso affatto con l’uniformazione produttiva, culturale e politica, bensì con un’accentuazione della conflittualità intercapitalistica, il nazionalismo, il militarismo e la guerra. Semmai la globalizzazione come progressiva unificazione economica, giuridica, morale del mondo è il sogno ricorrente del capitalismo; che si illude di esistere come attore unico globale, mentre in realtà esistono – mossi dalla medesima logica – i capitalismi tedesco, americano, russo, giapponese, ecc. In un rapporto di cooperazione e di conflitto, che impone l’adozione di politiche di potenza e di forza, sia militare che diplomatica. Lo stesso Thomas Friedman non ha forse teorizzato, – “MacDonald più MacDonnel Douglas” – l’unificazione della geoeconomia e della forza militare?
Ma d’altronde, non era chiaro tutto ciò già all’epoca dell’”imperialismo dei diritti umani” (Gambino) e delle guerre umanitarie? Già alla fine del XX secolo, infatti, “Lungi dal dissolversi insieme alla storia, nel trionfo dell’ultimo uomo di Nietzsche e Fukuyama, la guerra riprende a mettere in parentesi il secolo e a scandire il passaggio di età e dominii. Torna in servizio, a svolgere il vecchio mestiere di levatrice dell’ordine nuovo” (Mortellaro, I signori della guerra).

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