IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

America corrotta, pianeta infetto

Al centro dell’analisi di Caracciolo c’è l’effetto destabilizzante dell’Antimpero americano e del suo alter-ego: l’Antieuropa. Ma per comprendere questa situazione sono sufficienti le spiegazioni di ordine etico e psicologico? O la dismisura è in realtà un portato necessario dei processi di globalizzazione?

Alla ricerca di un nuovo Kathéchon?

Infatti quello stesso sviluppo ha finito per generare un’inedita minaccia alla supremazia americana, non più però da parte di un nemico, come l’Urss, contenibile entro uno spazio geografico e culturale definito, che perciò svolgeva una essenziale funzione di freno, una sorta di Kathéchon secolarizzato. La competizione globale figlia dei rivolgimenti degli anni Ottanta e Novanta, infatti, non consente di darsi limiti; per sua natura richiede un esercizio illimitato di controllo e dominio per prevenire e contrastare l’insorgere di potenziali competitori globali che utilizzano le connessioni commerciali e informatiche prodotte dalla globalizzazione per insinuarsi ovunque, accumulando energia economica e, quindi, politica.
In questo senso, dunque, l’antimpero di cui parla Caracciolo, non è affatto il prodotto dell’hybris americana che non sa comprendere l’importanza del limite. Ma, semmai, la conseguenza necessaria di una competizione che si gioca su scala globale.
La decisione di non sciogliere la NATO dopo la fine dell’Urss, e anzi di estenderla e potenziarla, corrisponde all’esigenza di conservare la presa sull’Europa, condizione indispensabile per affrontare le sfide globali e mantenere la propria posizione dominante. Caracciolo sostiene che è la dismisura (cioè la perdita del limite) a produrre l’antimpero americano, cioè l’incapacità – per l’aumento dell’entropia generata da un ambiente troppo grande e complesso – di generare ordine. E se, invece, fosse l’opposto? O anche l’opposto? Cioè la dismisura come misura appropria alla dimensione illimitata della competizione? Specie per una potenza che vuole (e deve) a tutti i costi conservare il primato planetario, ma ha perso il “tocco” dell’egemonia.

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