A lungo con una periodicità mensile poi trasformata in settimanale negli anni Sessanta, Rinascita fu il luogo in cui il Partito comunista cercò di stabilire un rapporto organico con un ampio mondo della cultura e il principale strumento di elaborazione della sua pratica egemonica. Dopo la morte di Togliatti la rivista fu diretta da esponenti di primo piano del gruppo dirigente del Pci a conferma del legame strettissimo tra direzione politica e elaborazione culturale che caratterizzava la vita del partito.
La crisi del Pci, poi la chiusura
Solo negli ultimi anni, quando la crisi del Pci nel contesto del declino ormai irreversibile del comunismo su scala mondiale era ormai evidente, la direzione fu affidata a due giornalisti (Letta e Ottolenghi) e poi a un intellettuale come Asor Rosa con un percorso non certo riconducibile alla tradizione del partito. Fu soprattutto Franco Ottolenghi, allievo con Rossana Rossanda della scuola milanese di Antonio Banfi, a tentare di autonomizzare la rivista dallo stretto rapporto col gruppo dirigente di un partito ormai in via di dissoluzione e di farne uno strumento di ricerca di nuove vie e nuovi percorsi di una sinistra in trasformazione. Fu un tentativo destinato all’insuccesso perché con la crisi del partito divenne ineluttabile il crollo delle vendite e degli abbonamenti e inevitabile la chiusura.
Operazione nostalgia e problemi del presente
Nell’operazione messa in campo da Bettini vi sono tratti nostalgici molto evidenti. Vi è un ritorno alla grafica stessa della vecchia rivista a cominciare dalla testata. E nelle due presentazioni, molto affollate e partecipate, della nuova edizione molti i riferimenti al valore e all’originalità nel panorama del comunismo internazionale della rivista ideata e voluta da Togliatti. Ma contemporaneamente, come è ovvio che sia, lo sguardo sui problemi del presente è molto forte. L’orizzonte in cui si muove la nuova Rinascita è quello che nell’area di centrosinistra si definisce “il campo largo”. E infatti gli interlocutori di Bettini vanno da Verdi e Sinistra italiana sino all’area moderata del centrosinistra. Particolarmente forte appare il rapporto con Massimo D’Alema che nel primo numero della rivista rilascia un’intervista sulla Cina incentrata sui suoi assetti sociali e economici interni finora trascurati dalla pubblicistica del mondo occidentale, concentrata sul ruolo del grande paese asiatico nell’economia mondiale. Significativa poi la presenza nella redazione di esponenti del femminismo come Francesca Izzo. Ma egli tende a cercare rapporti anche nell’area dei moderati che superano i confini del centrosinistra, con personalità da tempo estranee all’agire politico come, ad esempio, Giorgio La Malfa. Del resto è significativo che a condividere con Bettini la Direzione della nuova Rinascita ci sia Andrea Orlando che viene da una tradizione culturale e politica completamente estranea a quella del Pci.
All’orizzonte il campo largo
Comunque è del tutto evidente che l’attenzione della nuova Rinascita è prevalentemente centrata sul Pd, tesa a fornire all’orientamento della Schlein e all’indirizzo da essa dato alla collocazione del Pd nel centrosinistra un supporto culturale e di elaborazione politica che allo stato delle cose sembra mancare alla coalizione che si oppone all’attuale governo della destra. Possiamo dunque dire che l’ambizione che Bettini intende perseguire con la sua nuova Rinascita è quella di fornire al Pd e poi a tutte le forze di centrosinistra un’elaborazione politica e culturale che miri alla costruzione di un sapere egemonico, che quindi approfondisca temi e problemi in tutti i campi dell’agire politico e produca un consenso non effimero. Si tratta di un’opera immane in netta controtendenza con gli orientamenti prevalenti nell’attuale agire politico ed è difficile dire se essa potrà disporre delle risorse sufficienti, a partire da quelle finanziarie, per realizzare un tale obiettivo, che ha come scopo finale non solo la presenza on line ma un trimestrale cartaceo di qui a qualche mese. C’è naturalmente da augurarsi che l’impresa promossa da Bettini vada in porto e raggiunga i risultati che si prefigge. Sarebbe un contributo importante alla costruzione a sinistra di una nuova cultura politica capace di coniugare azione di governo e progetto di trasformazione degli assetti politici e sociali del tempo presente. Non tocca ovviamente solo a Bettini e alla sua Rinascita affrontare questa impresa. Ma è bene augurare a lui e alla sua rivista il successo che merita.

