IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Autonomia geopolitica è transizione energetica. E viceversa

La partita energetica è cruciale per l’autonomia geopolitica dell’Europa. La sinistra abbandoni il miraggio ideologico di assenza di alternative all’efficienza del mercato, per tornare alla keynesiana socializzazione degli investimenti

La ragione è che, quando si parla di infrastrutture, si parla di investimenti caratterizzati da una redditività a lungo termine, e per questo motivo difficilmente sostenibili dall’attività privata, ma senza i quali la stessa redditività degli investimenti privati può risultare sensibilmente affievolita. Si aggiunga un elemento storico di lungo periodo: nella storia dell’industria moderna, i cambiamenti di paradigma produttivo sono sempre stati legati allo sviluppo di nuove fonti o di nuove tecniche di produzione di energia, che hanno aperto nuove possibilità, ma hanno anche dettato vincoli alla forma dello sviluppo. Si tratta allora di capire bene quali sono ora le opportunità e i vincoli tecnologici delle nuove fonti di energia, per comprendere anche in che direzione elaborare politiche capaci di cogliere le possibilità di benessere sociale diffuso legate alle nuove tecnologie energetiche. Vale la pena insistere su questo punto, perché gli anni che abbiamo davanti saranno anni di competizione geopolitica globale, in cui saranno in gioco non solo i modelli economici dei principali attori, ma anche i modelli politici che reggono e al contempo sono veicolati dalle loro economie. In altri termini, e per essere chiari: se vuole giocare un ruolo attivo e propositivo nel contesto politico a venire, se vuole avere una voce che si intenda chiara in un contesto sempre più assordante, l’Europa deve sforzarsi conseguire una reale autonomia geopolitica. E in questa prospettiva la partita energetica è cruciale. E sarebbe bene che la sinistra si giocasse un pezzo importante della sua identità politica elaborando idee e prospettive chiare. Vediamo allora gli elementi costitutivi, tecnici e geopolitici, della questione energetica.

Stoccare energia: vincolo tecnologico e politico

Una vera rivoluzione verde nel campo delle energie passa necessariamente per uno spostamento verso l’elettricità come principale fonte energetica negli usi finali: la riduzione delle emissioni passa per una crescente prevalenza di auto elettriche, e riscaldamento urbano a base di pompe di calore. Ovviamente questo non basta, e si tratta di capire come l’elettricità viene prodotta, giacché è chiaro che auto elettriche le cui batterie venissero ricaricate con elettricità prodotta con carbone non risolverebbero il problema delle emissioni, ma lo sposterebbero semplicemente a monte. In attesa di tecnologie promettenti ma non ancora efficienti (penso soprattutto all’idrogeno), le uniche fonti realmente verdi e rinnovabili sono, a parte il tradizionale idroelettrico (che non può pensare di aumentare in modo importante), l’eolico e il fotovoltaico. Il compito della de-carbonizzazione, che è al centro del Green Deal, sta spingendo l’Europa verso una radicale ridefinizione del suo “mix energetico”, conferendo centralità, se non preminenza, alle energie rinnovabili. Si tratta di tecnologie efficienti, con i costi di produzione più bassi, ma caratterizzati da una strutturale intermittenza: il vento soffia quando soffia, e il sole c’è solo di giorno. Qui la tecnologia si scontra con la natura, perché il sole e il vento non possono essere direttamente controllati. Le energie rinnovabili vengono quindi prodotte quando è possibile, e non a comando, cioè quando servono. Si aggiunga a ciò il fatto che l’elettricità è un puro flusso, e che la rete la “immagazzina” solo nella misura in cui rimane in tensione. Un’energia elettrica prodotta in eccesso rispetto all’utilizzo puntuale deve essere stoccata in un altro modo. Il modello di riferimento è “bancario” (deposito-ritiro) o, ancora meglio, di “buffer stock“: “magazzini” in grado di assorbire eccessi di produzione e di rilasciarli in modo da servire la domanda in modo continuo e a prezzi stabili. Il modello è stato efficacemente utilizzato con l’idroelettrico grazie alle dighe, ma va ripensato per adattarlo all’eolico e al fotovoltaico. La soluzione strategica e strutturale è lo stoccaggio mediante batterie dell’energia elettrica prodotta con le tecnologie rinnovabili.

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