IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Autonomia geopolitica è transizione energetica. E viceversa

La partita energetica è cruciale per l’autonomia geopolitica dell’Europa. La sinistra abbandoni il miraggio ideologico di assenza di alternative all’efficienza del mercato, per tornare alla keynesiana socializzazione degli investimenti

Investire nella rete e nella capacità di stoccaggio

La transizione alle energie rinnovabili implica quindi, a livello europeo, un duplice obiettivo infrastrutturale: una compiuta integrazione della rete, che significa porre fine alla segmentazione del mercato elettrico europeo e alle perdite di efficienza che ciò comporta, ma implica anche massicci investimenti nella rete (stimati in circa 375-425 miliardi entro il 2030); ma soprattutto la sua stabilizzazione, a fronte dell’intermittenza strutturale delle rinnovabili, che richiede un aumento significativo della capacità di stoccaggio. Ecco il primo problema: un passaggio massiccio alle energie rinnovabili comporterebbe un tale aumento della domanda di “strumenti di accumulo” in Europa che potrebbe facilmente causare forti limitazioni dell’offerta. Anche partendo da ipotesi abbastanza conservative sul ritmo della transizione e considerando solo la domanda di batterie per la produzione di energia rinnovabile (senza cioè contare il fabbisogno di batterie per le auto elettriche), un esercizio di approssimazione per la sola Italia dà un fabbisogno cumulativo di stoccaggio equivalente alla produzione mondiale di batterie nel 2021. Lo stesso esercizio a livello dell’eurozona porterebbe a un aumento della domanda potenziale di stoccaggio pari a circa otto volte l’attuale produzione globale. È quindi chiaro che la transizione verso le energie rinnovabili richiede investimenti non solo nella produzione, ma anche nella ricerca di soluzioni di stoccaggio più efficienti. Se questo era già abbastanza chiaro prima della guerra, ora sta diventando fondamentale.

Le complicazioni geopolitiche e il posizionamento europeo

Stretta fra riduzione più o meno volontaria degli approvvigionamenti di gas russo, e la necessità di accettare aiuti non proprio a buon mercato non solo dai suoi alleati ma anche da fornitori non molto più “democratici” del precedente, il tutto condito da ingiustificate e ingiustificabili fiammate speculative sui mercati dei futures del gas, l’Europa sta sperimentando quanto la sua capacità di contare nella politica mondiale passi per la sua indipendenza energetica. La transizione energetica portata avanti dal Green Deal poteva sembrare una questione puramente tecnica, ma la guerra ha fatto emergere un secondo aspetto, che il ministro delle finanze tedesco Lindner ha espresso nel modo più netto subito dopo lo scoppio della guerra: “le energie rinnovabili – che sono la controparte positiva della libertà dal gas russo – [sono anche] la base per la libertà futura”. La guerra ha imposto non solo un’accelerazione ai propositi già decisi, ma sta anche ponendo nuove complicazioni per la loro realizzazione. Prima della guerra, in effetti, proprio sul gas si era fatto affidamento per la transizione verso la de-carbonizzazione e le energie rinnovabili, senza contare troppo sul nucleare e liberandosi definitivamente degli altri combustibili fossili. Tecnicamente parlando, il gas avrebbe permesso di gestire i periodi di picco del carico senza dover fin da subito fare affidamento su livelli elevati di stoccaggio in batteria. Con la guerra il gas non è più la soluzione, è diventato il problema. Mentre il mercato del petrolio è globale, quello del gas è regionale, e (colpevolmente) speculativo. I gasdotti non si aprono e chiudono a piacimento, e le aspettative di rialzo dei prezzi producono rialzi dei prezzi. E per quanto si possa diversificarne l’approvvigionamento e stoccarlo, il gas continuerà a costare caro, rendendo il problema elettrico ancora più pressante. È chiaro che la nuova situazione ci spinge verso una maggiore integrazione europea, senza la quale non è pensabile un vero posizionamento dell’Europa nei confronti dei grandi attori globali. E l’indipendenza energetica sembra essere una precondizione, come sembra essere stato riconosciuto dal piano REPowerEU, reso pubblico il 18 maggio 2022: “un piano per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde”. La soluzione a lungo termine, che deve quindi essere pianificata fin da ora, è chiara: un cambiamento del mix energetico che riduca strutturalmente il peso del gas e aumenti quello delle energie rinnovabili.

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