IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Autonomia geopolitica è transizione energetica. E viceversa

La partita energetica è cruciale per l’autonomia geopolitica dell’Europa. La sinistra abbandoni il miraggio ideologico di assenza di alternative all’efficienza del mercato, per tornare alla keynesiana socializzazione degli investimenti

Tuttavia, questa soluzione pone anche un nuovo problema perché, dato lo stato della tecnologia di produzione delle batterie, rischia di spingere l’Europa verso una nuova dipendenza geopolitica, questa volta dalla Cina. Lungi dal costituire la base per la libertà futura, la transizione verso le energie rinnovabili rischia di diventare una nuova, doppia, dipendenza: a monte, a causa del quasi-monopolio cinese, non tanto del litio, quanto delle terre rare; a valle, a causa del suo quasi-monopolio nella produzione, basato su economie di scala e con un vantaggio tecnologico difficile da spezzare o anche semplicemente da raggiungere.Dati i vincoli di fornitura esistenti, un’accelerazione verso le rinnovabili a scapito del gas rischierebbe di mettere l’Europa doppiamente in difficoltà. Il superamento di questo rischio rende ancora più necessaria una politica industriale comune, o almeno fortemente coordinata, basata su massicci investimenti in ricerca e produzione.

Una strategia energetica richiede strumenti pubblici potenti

L’uscita dai vicoli ciechi in cui il contesto geopolitico e geo-energetico rischia di porre l’Europa esige l’elaborazione di una strategia europea comune e condivisa, che sia attenta non solo agli obiettivi ma anche al modo in cui devono essere raggiunti. Che investimenti pubblici ingenti siano necessari per dare l’avvio a un processo di riconversione tecnologica di grande ampiezza, è cosa evidente. Sarebbe bene che fosse evidente anche che una strategia di questo tipo esige di essere affiancata da una strategia finanziaria adeguata. Fra le armi strategiche per l’uscita dalla doppia dipendenza e per la riaffermazione di un ruolo attivo dell’Europa ci deve essere anche un cambiamento di mentalità nei confronti del debito pubblico e del suo finanziamento. Sembra che dopo le aperture emergenziali dell’epoca covid, in Europa ora ricominci a soffiare il vento dell’austerità finanziaria. Su questo punto, tuttavia, non è più permesso nascondersi dietro un dito: se vogliamo una strategia energetica adeguata dobbiamo dotarci degli strumenti pubblici necessari per attuarla. Come è stato fatto recentemente osservare, anche nel campo neoliberale ci sono aperture a un maggiore attivismo statale. Ma come ricordava Keynes ormai quasi cent’anni fa, c’è intervento e intervento: e se c’è oggi un investimento da socializzare, sia nella sua esecuzione sia nel suo finanziamento, questo è l’investimento energetico. Una sinistra consapevole deve prenderne atto, e rivedere coscienziosamente le leggerezze ideologiche degli ultimi decenni. Che sono consistite essenzialmente in una resa sistematica al precetto dell’assenza di alternativa al puro funzionamento di un mercato supposto sempre efficiente. L’alternativa invece c’è, soprattutto se la si cerca e la si elabora. E il momento è ora.

Vuoi ricevere la nostra newsletter?

Privacy *

Newsletter

Privacy *

Ultimi articoli pubblicati