IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Costituzionalizzare l’algoritmo, digitalizzare la costituzione

È questo il duplice e ambizioso orizzonte dell’ultimo libro di Francisco Balaguer Callejón, direttore della Rivista di Diritto Costituzionale Europeo. È necessario che altri poteri costituenti, alternativi a quelli dell’economia digitale, scendano in campo

Che fare?

L’algoritmo, dice Balaguer, è in sé uno strumento per uno scopo specifico per ottenere ritorni di varia natura (prevalentemente economici). Che fare affinché tale scopo sia compatibile con la costituzione? E perché è necessario farlo? Perché «gli algoritmi non si progettano da soli» e anche nell’ambito dell’apprendimento automatico le nuove strutture, procedure e tecniche nella società digitale veicolano paradigmi e modelli culturali «che stanno cambiando il modo di pensare e i valori che ispirano le nostre società e che stanno generando una progressiva distruzione della politica», il grande spazio per la costruzione della vita democratica nel XX secolo.
La crescente incompatibilità tra costituzione e algoritmi non è, perciò, sottolinea giustamente l’autore,“una questione tecnica”. Ci vuole una “costituzione dell’algoritmo” che digitalizzi la costituzione e che costituzionalizzi la tecnologia, intelligenza artificiale compresa, «che la metta al servizio della società e controlli gli interessi economici dei grandi aziende». Questa costituzione dell’algoritmo deve riconfigurare la collocazione che le nuove procedure devono avere nel sistema delle fonti del diritto. Allo stesso modo, deve riordinare l’intero sistema dei diritti fondamentali per stabilire un collegamento diretto tra i diritti costituzionali e le nuove tecniche digitali. Solo in questo modo sarà possibile evitare che i diritti fondamentali vengano violati su vasta scala o diventino un mero accessorio dei diritti legati al mercato.
L’algoritmo non può essere titolo abilitante per la massiccia violazione dei diritti. La costituzione non può continuare – afferma perentoriamente il giurista spagnolo – a voltare le spalle a una realtà come quella del mondo digitale. I fattori di potere del nostro tempo si stanno sempre più dissociando dallo Stato e hanno sempre più potere, anche economico, contro lo Stato. Lo abbiamo visto con la crescita delle aziende tecnologiche durante la crisi sanitaria. Alcune, come Apple, hanno raggiunto un valore di mercato che supera il PIL di paesi come l’Italia o il Brasile. Ma «ancora più importante del valore economico è la capacità di configurare i processi di comunicazione e lo spazio pubblico attraverso le applicazioni Internet. Si tratta di società che occupano posizioni di monopolio nei territori in cui operano e che impongono le proprie condizioni agli utenti attraverso appalti privati a danno permanente dei loro diritti costituzionali (segretezza delle comunicazioni, privacy, partecipazione politica,) utilizzando i dati che estraggono dalla loro attività per creare profili utente che vengono utilizzati sia per pubblicità commerciale che per propaganda politica.
Il grido di allarme è forte e appassionato. L’autore de La constitución del algoritmo non si rassegna al fatto che il diritto costituzionale occupi un’area sempre più marginale nello spazio pubblico, non cammini più a fianco della scienza e dell’economia, non si configuri più nell’immaginario collettivo come uno strumento fondamentale per il progresso delle società.

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