IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Dopo Sharm el-Sheikh è tempo di chiudere la serie delle Cop

Prese insieme la Cop26 di Glasgow e la Cop27 di Sharm el-Sheikh sono la prova che l’assetto istituzionale uscito dagli Accordi di Parigi non funziona. È tempo di un trattato internazionale di non-proliferazione dei combustibili fossili.

Le Carbon Bombs

Non siamo gli unici a essersi resi conto che le cose stanno in questi termini. Negli ultimi tempi l’idea che il sistema dei Contributi Nazionali sia ‘parte del problema’, piuttosto che della soluzione, ha preso a circolare con una certa ampiezza; e con essa ha cominciato ad affacciarsi l’idea che le Cop debbano essere almeno affiancate, se non proprio sostituite, da luoghi di lavoro meno inconcludenti. In più, questa linea di riflessione si è incontrata con un secondo ordine di considerazioni, di non minor rilievo.

Oltre che per l’evanescenza dell’assetto istituzionale che hanno disegnato, gli Accordi di Parigi meritano di essere criticati per il fatto di non contenere alcun riferimento ai combustibili fossili, come se la causa principale del Climate Change non stesse nell’uso che ne abbiamo fatto e continuiamo a farne. Più o meno lo stesso, del resto, accade in moltissimi altri documenti di carattere ufficiale, compresi quelli conclusivi delle Cop di Glasgow e Sharm el-Sheikh, che si limitano a mettere sotto accusa il carbone “unabated” (vedremo cosa significa) e gli “inefficient fossil subsides”. Situazione paradossale, si capisce – che per fortuna, recentemente, è stata presa di mira in modo assai efficace.

Sotto il titolo Carbon Bombs, uno studio pubblicato pochi mesi fa ha censito tutti i progetti di estrazione di tutte le fonti fossili in corso di realizzazione o sul punto di essere avviati, trovando che il corrispondente potenziale di emissioni è pari al doppio del Carbon Budget corrispondente all’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C. Di qui, con rivendicata semplicità, i due claim che seguono: che non si avvii alcun progetto nuovo, che le attività in corso vadano a esaurirsi quanto prima sia possibile. Del resto, una posizione non troppo diversa è sostenuta, con tutta l’ufficialità del caso, dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, che nel rapporto Net Zero by 2050 – A roadmap for the Global Energy Sector,del 2021, ha espressamente escluso l’opportunità di qualsiasi nuovo investimento nella ricerca e nell’estrazione di carbone, petrolio e gas: come dire che (quasi) tutti i combustibili fossili, d’ora in poi, devono essere lasciati nelle viscere della terra.

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