IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Dopo Sharm el-Sheikh è tempo di chiudere la serie delle Cop

Prese insieme la Cop26 di Glasgow e la Cop27 di Sharm el-Sheikh sono la prova che l’assetto istituzionale uscito dagli Accordi di Parigi non funziona. È tempo di un trattato internazionale di non-proliferazione dei combustibili fossili.

Anche in questo caso conviene vedere se la questione può essere portata a un punto di semplicità. Il citato principio delle Common but Differentiated Responsabilities implica che la riduzione delle emissioni necessaria a rispettare il Carbon Budget proceda a velocità diverse: molto rapidamente nei paesi ricchi, più lentamente in quelli poveri. A sua volta, questo significa che i primi devono far registrare in tempi brevi una drastica contrazione dei flussi di energia che impiegano, senza dar luogo a un contemporaneo, drastico aumento dei materiali di cui si appropriano; il che, ancora, sebbene non comporti ipso facto una contrazione del loro prodotto interno lordo, implica però che la crescita esponenziale di quest’ultimo cessi definitivamente di essere il criterio-guida delle loro azioni. Detto in altri termini, implica la disponibilità a immaginare un new normal dell’attività economica misurata dal Pil, probabilmente, nel tempo, da collocare abbastanza vicino a uno stato stazionario.

I planetary boundaries

Ora, è fin troppo chiaro che questo non è un problema ‘tecnico’; ma il fatto è che non si tratta neppure, soltanto, di un problema ‘economico’, o ‘sociale’. Piuttosto, al fondo, si tratta di un problema di civiltà, per dire che si tratta di scelte pregnanti, propriamente ‘significative’, che i paesi ricchi sono chiamati a compiere circa la prosecuzione della propria vicenda storica: se perseverare nella volontà estrattiva che di continuo è alimentata dall’assillo di aumentare la quantità delle merci disponibili, e che ancora oggi, per tanta parte, si concreta nell’estrazione dal Sud del mondo di risorse non pagate, in volumi che di per sé spiegano molto delle violazioni subite dai planetary boundaries; se cambiare registro, lavorando piuttosto sulla varietà e sulla qualità delle forme di vita che l’interazione sociale rende possibili, ovvero sulle “manifestazioni di vita umana” delle quali ha senso pretendere la possibilità, a uguale beneficio di tutte le persone.
Nel primo caso c’è poco da fare: fino a quando il Nord non metterà in discussione il must di ‘crescere’ in modo esponenziale, il Carbon Budget non potrà mai valere come quel vincolo stringente che in effetti è, e tanto meno essere ripartito secondo criteri di giustizia, sicché il Sud continuerà a subire la sorte di essere, al tempo stesso, spiazzato e spoliato (oltreché peculiarmente danneggiato dagli eventi climatici). Certo, prima o poi si uscirà dai fossili: ma sotto la condizione appena detta, in tempi troppo lunghi, e assai probabilmente con le emissioni di CO2 sostituite da altre forme di violazione dei planetary boundaries, legate piuttosto alle quantità di materiali prelevati dal Sistema Terra (in gran parate, di nuovo, a carico del Sud globale).

Vuoi ricevere la nostra newsletter?

Privacy *

Newsletter

Privacy *

Ultimi articoli pubblicati