IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Forme del declino. Da Draghi al draghismo

È questo il fascino della Draghipolitik, condensata nella celebre frase pronunciata mentre gli investitori scommettevano contro l’euro, quando Draghi, guardando in faccia le telecamere, “convince” i mercati a muoversi nella direzione opposta: «All’interno del nostro mandato la BCE è pronta a fare tutto il necessario, whatever it takes, per preservare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente». Quei sedici secondi, si è detto, contengono tutto. «Se ascoltate attentamente, prima c’è il tecnocrate. Lui dice: all’interno del nostro mandato. Poi, c’è il politico, qualunque cosa sia necessaria. E dopo, c’è l’autorità carismatica, e credetemi, sarà sufficiente». Il giorno dopo Hollande e Merkel hanno confermato. Aveva aperto la strada alla BCE per sostenere i mercati del debito sovrano. La sua autorità carismatica aveva convinto i mercati che dietro l’euro c’era il potere. Usando il minimo indispensabile. Ma fare il minimo indispensabile per garantire la stabilità, non è fare ciò che è necessario per crescere. Per tutta la vita, è la tagliente conclusione di Ben Judah, le scommesse personali di Draghi hanno pagato. Ma vista dall’Italia, la scommessa più grande, fare agire il vincolo esterno per arginare il declino, è fallita. È fallita la componente geopolitica: non ha aiutato a gestire la potenza tedesca. È fallita la componente economica: l’Italia ha mantenuto uno dei regimi fiscali più duri, con un avanzo primario quasi ogni anno dal 1995 mentre il paese diventava sempre più povero. Nel 2000, il suo tenore di vita medio era il 98,6% di quello tedesco. Oggi, il reddito pro capite italiano è del 20 per cento inferiore a quello d’oltralpe. Sono le conseguenze dell’austerità, dell’euro che rende le esportazioni non competitive. Il debito pubblico ha continuato a crescere, “la lunga scivolata”, secondo la felice immagine di Giorgio Rodano che apre questo nostro numero, non si è arrestata. Altro che “austerità espansiva” di montiana memoria. L’Italia è un paese per vecchi. L’industria italiana, il calcio italiano, il cinema italiano sono in declino. Una generazione intera di italiani ambiziosi è tornata ad emigrare o a lavorare, ancora peggio, in smart working al servizio di grandi imprese multinazionali.

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