IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Forme del declino. Da Draghi al draghismo

Il tema del declino italiano non è, invero, nuovo; è una costante della storia nazionale, dell’immagine del “bel Paese”. In Patria e all’estero. A partire dal XVII secolo, quando i Paesi Bassi settentrionali e l’Inghilterra svilupparono le loro attività manifatturiere e armatoriali su scala e con metodi nuovi e i loro prodotti si affermarono sul mercato internazionale (come nitidamente emerge dalla lezione d’autore di Braudel). Allora l’Italia grazie a una favorevole congiuntura riuscì a mascherare i suoi problemi, benché stesse slittando da una posizione di avanguardia a una di marginalità. I prodotti italiani non riuscivano più ad essere competitivi, né sui mercati internazionali né su quelli domestici. E la nostra Penisola, da primaria potenza economica, da culla del logos economico-mercantile, divenne per molti secoli un Paese poverissimo a causa dello spostamento del centro dell’economia-mondo dal Mediterraneo al nord dell’Europa. L’uso strumentale, al limite del caricaturale, di questa perspicua ricostruzione sulla fine del primato italiano e del nostro “lungo Seicento” è parte del problema che abbiamo di fronte. Coloro che, con banale regolarità, colgono nelle parole del grande storico dell’economia Carlo Maria Cipolla un severo monito per il presente lo fanno, troppo spesso, per sublimare le ricette neoliberali, il globalismo neoliberale. Per perorare la tesi che c’è un solo modo per contrastare gli ultimi quarant’anni di stagnazione e un tasso di crescita medio annuo tra i più bassi al mondo: colmare il gap di produttività del nostro sistema economico a danno dei salari, del lavoro, delle sue tutele. La chiamano pomposamente e retoricamente innovazione, salvo dover periodicamente registrare che il declino si perpetua e si aggrava di decennio in decennio, se non di anno in anno. Anche perché vengono completamente obliterate le pesanti responsabilità delle élite illuminate: dalla distruzione della grande industria e della pubblica amministrazione al mancato sostegno alla Ricerca e Sviluppo e al trasferimento delle innovazioni tecnologiche alle PMI (Colpe che, invece, sono lucidamente indicate nelle lezioni d’autore di Barca, De Cecco e Gallino). E alla stessa sorte – temiamo di essere facili profeti – andrà incontro quel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che dai suoi fautori ed estensori è stato negli scorsi mesi rappresentato come l’ultima salvifica occasione per arrestare il declino e riesumare il mitico periodo del “miracolo economico” degli anni cinquanta e sessanta dello scorso secolo (in nome ovviamente delle generazioni future, mentre le condizioni dei giovani di oggi e le loro prospettive continuano a declinare inesorabilmente).

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