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cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

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IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Geopolitica e metafisica

Nel libro Kaos Roberto Esposito riporta in auge una concezione critica della geopolitica. Il pianeta torna a ripartirsi in grandi spazi, ma senza un nomos ordinante: l’economia, il diritto, la morale, e la tecnica non bastano a sostituire la politica. La geopolitica può tornare a essere pensiero istituente: non culto della forza, ma arte di dare forma alla terra.

La terza ondata di geopolitica – dopo quella, esplicita e aggressiva, dei decenni Venti e Trenta, e quella, tacita e riflessiva, della guerra fredda – risale ai primi anni del Duemila, anticipata e prodotta dallo schianto delle torri gemelle a Manhattan.

L’insostituibile Politica

A crollare con esse era la pretesa egemonica di un’America uscita vincitrice dallo scontro con l’Unione sovietica, ma impossibilitata a omologare il mondo intorno alla propria bandiera. Dopo la fine imprevedibile dell’ordine bipolare, si assiste al rapido declino di quello unipolare, immaginato prima da Clinton in chiave neo-wilsoniana e poi da Bush figlio in termini militari. Nessuna delle potenze universalistiche novecentesche – economia, diritto e morale – appare in grado di sostituire la politica nel suo ruolo ordinativo: l’economia genera nuove disuguaglianze, il diritto, privo di forza coattiva, manca di effettività e la morale non fa che tradurre “la tirannia dei valori” occidentali. Neanche la tecnica – l’ultima, e più invasiva, potenza universalistica – riesce a giocare un ruolo neutralizzante rispetto a poteri terzi cui appare al contempo sovraordinata e subordinata. Il nuovo spazio globale, presto diviso in zone di influenza che ricordano i “grandi spazi” schmittiani, ma privo di un nuovo nomos, produce una serie di attriti ideologici, spinte egemoniche, vortici conflittuali che tengono il mondo in continua fibrillazione, evocando addirittura un ricorso alle armi nucleari. Se dopo il Due, anche l’Uno si rivela irrealizzabile, non resta che un’anarchia volta a escludere tanto l’egemonia del paese rimasto comunque più forte sul piano tecnologico militare – gli USA – quanto un accettabile equilibrio.

Il compito della geopolitica critica

Sotto le mappe geografiche che raccontano i nuovi poteri imperiali si apre lo squarcio di un vuoto abissale – etico, giuridico, politico. Con esso sembra venire meno il chaos generativo di un ordine possibile per far posto a un chaos assoluto produttivo soltanto di ulteriore chaos, in una catena infinita di cedimenti disorientamenti, tradimenti.

Tutt’altro che chiuso in un arido fatalismo difensivo o, tantomeno offensivo, il paradigma geopolitico, se pensato fino in fondo, ha un versante creativo che mira a estendere ciò che è politicamente possibile fino a lambire ciò che, a prima vista, non lo è-ordinare il chaos, senza soggiacere alla sua prepotenza.

Per farlo, bisogna ritornare alle fonti della cultura classica. Per capire i russi si devono leggere Dostoevskij e Tolstoj. Come, per intendere l’anarchia contemporanea, non va dimenticato che anche i greci muovevano dal chaos, per cercare l’ordine. Senza illudersi che il secondo avrebbe mai eliminato del tutto il primo, come del resto Nietzsche aveva intuito nella “Nascita della tragedia”.

Nonostante il radicale mutamento semantico della geopolitica contemporanea, rispetto e se è su ai suoi esordi primo-novecenteschi, la diffidenza verso di essa non è mai venuta meno nell’opinione pubblica progressista. Due sono i principali capi di accusa nei suoi confronti. Sul piano delle relazioni internazionali – quello sul quale la riflessione geopolitica prevalentemente opera – resta un sospetto di determinismo, se non di latente bellicismo, in base al quale i rapporti tra Stati sarebbero regolati fondamentalmente dalla forza militare. Sul piano interno, poi, il paradigma geopolitico presterebbe scarsa considerazione alle dinamiche sociali vale dire alla dialettica tra partiti, gruppi, movimenti in cui la stessa popolazione si scompone in funzione interessi e valori diversi. A un eccessivo interesse per l’antagonismo esterno, insomma, farebbe riscontro un deficit di considerazione per i conflitti interni.

La geopolitica contemporanea – che si definisce “umana”, nel senso che pone al centro delle proprie analisi l’antropologia profonda di individui e moltitudini – ha fatto propria questa prospettiva, sottraendosi alla logica, schematica e brutale, dei rapporti di forza, anche se questi sono tutt’altro che scomparsi dal mondo attuale. Il realismo – al quale si è fatto riferimento in queste pagine – sa che al fondo dell’ordine, insieme minacciandolo ed esigendolo, si annida il chaos. Nonostante tutti i baldacchini immunitari, vecchi e nuovi katechon, il chaos sembra regnare sovrano. Mai come oggi, quando la stessa nozione abusata di crisi appare insufficiente a esprimere quanto accade riconducibile piuttosto a quella di “catastrofe”. Ma la catastrofe, intesa nel suo significato originario, accanto al versante apocalittico, contiene quello, trasformativo, di radicale mutamento di stato. Chaos e nomos si oppongono, ma sono allo stesso tempo complementari.

Una rinnovata prassi istituente

Perciò oggi e quanto mai urgente riattivare una rinnovata prassi istituente. Senza forma giuridica lo spazio geopolitico resterebbe del tutto indeterminato. Così come, senza geografia vivente, il nomos giuridico rimarrebbe vuoto. Rinnovata nel linguaggio e nelle intenzioni, la geopolitica è aperta a un confronto produttivo con il costituzionalismo democratico e pluralista. Innanzitutto, perché è in essenza pluralista – escludendo la possibilità di un unico Impero o anche di un mondo unipolare. E poi perché considera essenziale riconoscere, accanto al proprio, il punto di vista dell’altro. Certo, rispetto al diritto costituzionale e a ogni tipo di diritto, la geopolitica relativizza, pur senza ignorarlo, il dato formale. Del resto, nonostante le pretese di universalità, il diritto ha sempre una dimensione, o almeno un’origine locale. Affonda sempre in una terra, anche quando intende solcare i mari e alzarsi nei cieli. Perciò è sbagliato contrapporlo alla geopolitica. Ogni costituzione giuridica poggia su un dato materiale senza il quale si risolverebbe in pura astrazione. Ma la terra, per farsi spazio politico, richiede una legge che la determini. È questo nodo metafisico a legare chaos e cosmo in un medesimo destino.

[M. Cacciari – R. Esposito, Kaos, Bologna, Il Mulino, 2026]

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