IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

I movimenti e la sinistra ‘presente’

Per rappresentare le istanze di giustizia sociale e ambientale la sinistra deve riscoprire il rapporto con i movimenti. Un correttivo potente e coerente con il progetto di una partecipazione effettiva al centro della nostra Costituzione.

Autorganizzazione e informalità

A caratterizzare i movimenti è l’autorganizzazione, ovvero l’informalità, la formazione spontanea di un gruppo sociale attorno ad un fine, più o meno ampio, condiviso: un conflitto spinge alcune persone ad (auto)organizzarsi in forma collettiva intorno ad un progetto comune e a dar vita ad una protesta. Questa può essere una definizione minima di movimento, un fenomeno, per sua stessa natura, refrattario rispetto all’incasellamento in definizioni rigide e statiche. I movimenti spesso, ma non sempre (per tutte l’esperienza ultratrentennale del movimento no Tav), sono temporanei, ma creano una consapevolezza critica e un’attitudine all’azione politica che si proiettano nel tempo, com’è evidente ad esempio con i movimenti studenteschi, dal ’68, alla Pantera, all’Onda. Movimenti nascono, vivono, muoiono, in un moto a volte più vivace a volte più lento, a tratti quasi sotterraneo (il mondo dell’associazionismo) a tratti esplosivo (Black Lives Matter): ad ogni modo essi mantengono nella società uno stato di insorgenza permanente, propongono e praticano visioni alternative.
La spontaneità e la forza dissenziente dei movimenti sono soggette al rischio di perdersi nell’istituzionalizzazione o nella burocratizzazione, così come nel settarismo, nelle divisioni, per stanchezza, per eccessiva dispersione, o per la repressione (un fenomeno quest’ultimo in costante aumento), ma al declino di un movimento corrisponde la nascita di nuovi movimenti.

Una lunga storia

La storia, anche senza retrocedere sino ad inizio Novecento con il movimento operaio, la cui vis polemica si indirizza nella forma-sindacato, ci racconta del protagonismo del movimento studentesco e femminista, alla fine degli anni Sessanta e negli anni Settanta del secolo scorso, con una forte connotazione antisistema e una fervida immaginazione nelle pratiche; poi, è il momento del movimento ecologista, la cui forza dirompente si incanala presto, almeno in parte, in strutture partitiche; quindi, il movimento pacifista e no, o new, global, il “movimento dei movimenti”, con l’“altro mondo possibile”. Quindi fioriscono i movimenti territoriali, nuove realtà ambientaliste (Fridays For Future; Extinction Rebellion), soggettività femministe (Non Una di Meno), insorgenze operaie e non solo (i lavoratori della logistica, i rider, il Collettivo di fabbrica della Gkn, …); senza dimenticare in altri contesti esperienze come Occupy Wall Street, gli Indignados o Nuit Debout.

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