IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

I movimenti e la sinistra ‘presente’

Per rappresentare le istanze di giustizia sociale e ambientale la sinistra deve riscoprire il rapporto con i movimenti. Un correttivo potente e coerente con il progetto di una partecipazione effettiva al centro della nostra Costituzione.

Democrazia dal basso e democrazia rappresentativa

I movimenti sono espressione di democrazia dal basso, ne costituiscono una estrinsecazione, e, al contempo, la esercitano anche nel senso che si strutturano assumendone le forme come metodo organizzativo. Non di rado, poi, la democrazia dal basso è non solo l’orizzonte nel quale un movimento agisce e il modo nel quale si organizza, ma anche il modello di riferimento, un fine in sé. I movimenti vivono nella società, in un rapporto con le istituzioni e la democrazia rappresentativa suscettibile di differenti configurazioni, che si possono situare lungo un continuum, sul quale stanno sia le ipotesi dello scontro, dove le istituzioni sono il nemico da abbattere o, comunque, il soggetto contro il quale rivolgere la propria resistenza, sia le ipotesi “integrative”, riformiste o di «surveillance» (Rosanvallon), laddove le istituzioni sono concepite come destinatarie e possibile interlocutore dei movimenti. E qui si avverte il peso dell’assenza della sinistra: rivendicazioni e proposte che attraversano la società non hanno chi le rappresenti all’interno del circuito politico-rappresentativo, alimentando un circolo vizioso di scollamento fra società e istituzioni.

(Re)innescare un circolo virtuoso

Manca un partito politico di sinistra, ovvero un soggetto collettivo che dia voce e organizzazione politica strutturata al conflitto sociale, che legga in una visione del mondo e intessa in un progetto di futuro le istanze di giustizia sociale e ambientale che animano movimenti e associazioni. È questa l’assenza di sinistra che si avverte e che rischia di attenuare anche la forza della “sinistra dal basso”. Chiariamo: non si intende che i movimenti debbano risolversi e tramutarsi in un partito politico, scontando strumentalizzazioni e il rischio di cadere in una «confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà» (Marcuse), ma che la mancanza di un partito che possa veicolarne le istanze può limitare le potenzialità dei movimenti. D’altro canto il partito – oggi liquido, leggero, autoreferenziale, parassitario rispetto alle istituzioni – ha bisogno, per recuperare uno scollamento chiaramente riflesso nella disaffezione alla vita politica e nella crescita dell’astensionismo, di una relazione con i fermenti che percorrono la società, recuperando radicamento territoriale e senso della realtà – del conflitto – sociale. Il circolo in questo caso è virtuoso: il «vivente movimento delle masse», la loro «pressione ininterrotta» esercita un «potente correttivo» nei confronti delle istituzioni democratiche (Luxemburg).
La democrazia dal basso, la presenza di movimenti autorganizzati, esterni rispetto al circuito politico-rappresentativo, sono imprescindibili per una democrazia effettiva, viva; costituiscono un potente antidoto rispetto all’atrofizzazione della democrazia nella stanca riproduzione di un rito elettorale e all’occupazione delle istituzioni da parte delle forze egemoni, ma i conflitti che essa rappresenta hanno bisogno di una voce che li veicoli nelle istituzioni, li rappresenti, inserisca la loro forza anche nella mediazione rappresentativa. Una democrazia sostanziale – in coerenza con una Costituzione che nel cuore del proprio progetto ha la «partecipazione effettiva» (art. 3, c. 2) – richiede la presenza sia di una partecipazione autorganizzata e dal basso sia di un pluralismo partitico che assicuri la rappresentanza delle differenti visioni del mondo. La convergenza dei partiti maggiori intorno ad un asse neoliberista sancisce l’egemonia di un’omologazione che non ammette alternative a sé stessa, contraddicendo il pluralismo e il riconoscimento del conflitto propri della democrazia (conflittuale, sostanziale, sociale), espellendo la rappresentanza del conflitto sociale “dalla parte degli oppressi” e negandone la stessa possibilità di esistenza. Il neoliberismo, a fronte degli evidenti disastri sociali e ambientali, diviene viepiù autoritario (repressione), aggressivo (la guerra in Ucraina, la Cina descritta come minaccia, …) e intollerante verso le alternative: è sempre più necessaria la presenza di una sinistra, “vera”, sostanziale, e che, dunque, proprio nel legame con i movimenti può trovare un solido terreno, rappresentando le istanze di giustizia sociale e ambientale che si agitano nella società.

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