IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Il 25 settembre della sinistra. Continuità e rottura

Dio, patria, famiglia, rappresentano valori forti, il cui potente richiamo evocativo sarebbe stato neutralizzabile solo dal rinnovamento di valori altrettanto forti quali, “libertà, eguaglianza, fraternità”. Rinnovandoli.

I nodi irrisolti e gli equivoci di fondo del Pd

Per il Pd, il cui destino dovrebbe stare a cuore a tutti, rimanendo comunque il partito della sinistra italiana con il maggior peso, elettorale e politico, vengono al pettine nodi lasciati a lungo irrisolti, risalenti addirittura alle sue origini, che hanno dato luogo ad alcuni equivoci di fondo, mai adeguatamente chiariti e discussi. Si tratta di: a) la presupposizione tacita che il partito democratico dovesse essere sostanzialmente un partito “moderato” (per questo travalicante l’asse destra/sinistra), nella convinzione che riformismo sia equivalente a moderatismo e che le elezioni si vincono solo al centro e per questo bisogna rassegnarsi al moderatismo, “disintermediando” e abbandonando una volta di più i riferimenti sociali tradizionali; c) l’idea che il partito democratico, in quanto “post-ideologico”, dovesse anche essere “post-identitario” (per questo più attento alla buona amministrazione che non alla costruzione di “visioni” e di “progetti” e privo di referenti sociali primari). Oggi alcuni scoprono la quasi estromissione del tema del ‘salario’ dal confronto pubblico e una questione salariale che ha perduto centralità nel dibattito politico. Ma le cose sono ancora più gravi, perché è sull’intera problematica del lavoro che da decenni grava un “oscuramento teorico” che è causa ed effetto della sua crescente “invisibilità politica” e che lascia la Costituzione del 1948 gravemente incompiuta. La profezia della “fine del lavoro” si è rivelata senza alcun fondamento (anche perché decretata quando le forze di lavoro quadruplicavano a livello mondiale, per effetto soprattutto dell’apporto lavoristico della Cina): la fine del lavoro corrisponderebbe, in realtà – affermano Alain Supiot e Axel Honneth – alla fine dell’umanità come specie creatrice di nuovi oggetti e di nuovi simboli. Però, la mancata illuminazione teorica della problematica del lavoro è all’origine dell’omissione, anche da parte della sinistra, di un compito cruciale – rappresentare e mediare i conflitti sociali –, a sua volta alla base della perdita di autorevolezza e autorità della politica italiana, anche quella di sinistra.

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