IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Il 25 settembre della sinistra. Continuità e rottura

Dio, patria, famiglia, rappresentano valori forti, il cui potente richiamo evocativo sarebbe stato neutralizzabile solo dal rinnovamento di valori altrettanto forti quali, “libertà, eguaglianza, fraternità”. Rinnovandoli.

Ripensare il modello di sviluppo. Ripartire dalla promozione ex ante del lavoro

E tutto questo implica il disvelamento dei limiti profondi dei soli trasferimenti monetari come strumento di politica economica, a cui però le sinistre ricorrono incessantemente, secondo la denunzia che fa anche Michele Prospero. Uno strumento monetario – quali sono tanto il reddito di cittadinanza quanto la decontribuzione – si configura inevitabilmente come “compensazione ex post” dei disagi derivanti dalla mancanza di lavoro e non come “promozione ex ante” del lavoro e di altre opportunità, promozione che è tipica, invece, della fornitura di strutture e di servizi, ritrovandosi così nell’impossibilità di affrontare in termini strutturali le problematiche strutturali che la crisi globale ci pone, a partire dalla necessità di ridisegnare l’intero modello di sviluppo. Con il dilagare di strumenti monetari e cash l’operatore pubblico è indotto alla accentuazione di una deresponsabilizzazione già in atto – complice anche la lunga cura depotenziante e dequalificante gli apparati pubblici imposta dal neoliberismo –, perché per qualunque amministratore è più facile dare un trasferimento monetario che cimentarsi fino in fondo con la ideazione, la ricostruzione, l’alimentazione, la manutenzione di un tessuto produttivo e sociale vasto, articolato, strutturato.

Un’innovazione orientata alla soddisfazione di grandi bisogni insoddisfatti

Da una nuova “centralità del lavoro” possiamo trarre la spinta a una maggiore attenzione verso la problematica dell’innovazione. Anche “la direzione del cambiamento tecnologico” va identificata, secondo il suggerimento di Atkinson, come impegno intenzionale ed esplicito da parte delle istituzioni collettive, finalizzato ad aumentare l’occupazione. La retorica dell’esogenità e della naturalità dei fenomeni è spesso utilizzata per sostenere la causa della neutralità degli stessi. Ma non possiamo non vedere l’intenzionalità esplicita e determinata con cui l’operatore pubblico e i soggetti sociali possono guidare l’innovazione, come nel caso della sfida ingaggiata dalla Darpa (agenzia americana pubblica) quando ha offerto un premio da un milione di dollari per un’automobile senza guidatore, il cui risultato diretto è stata la Google’s driverlesscar. E se questa “direzione” intenzionale è stata possibile per l’automobile autoguidata perché non dovrebbe essere possibile per la generazione di altre innovazioni, più socialmente utili, orientate a soddisfare grandi bisogni insoddisfatti? Abbiamo bisogno di sottoporre a critica sia la “razionalità politica” dell’innovazione, sia la sua “razionalità scientifica”, in particolare la “razionalità dell’algoritmo” con la sua pretesa di corrispondere a una naturalizzazione oggettiva volta a trasformare tutti i fenomeni in stati di necessità chiusi allo spazio dell’alternativa. In verità quello che si impone è un grande investimento culturale, la necessità di un largo sforzo di discussione e elaborazione collettiva che da una parte incorpori ricerca e analisi, dall’altra si cimenti con la produzione di nuovo pensiero e di nuova teoria. I compiti immani di fronte a noi sono affrontabili solo attraverso la collegialità, la condivisione, la partecipazione, il concorso di molte intelligenze, l’attivazione di tutte le passioni.

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