IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

In guerra tra noi, in guerra con l’ambiente

L’editoriale del nuovo numero di “I piedi sulla terra”: alla causa dell’ambiente non poteva capitare di peggio di un’altra guerra. Ma sono trent’anni che le condizioni di disordine mondiale nelle quali è maturata l’invasione russa dell’Ucraina fanno sì che la crisi ecologica sia affrontata in modi sconfortanti.

L’ambiente nel vortice del disordine mondiale

Tutto ciò non va detto soltanto al fine di valutare gli ulteriori aggravamenti prodotti dalla guerra in termini appropriati. Piuttosto, si tratta soprattutto di una premessa necessaria affinché la riflessione intorno alla guerra in Ucraina si saldi con quella intorno alla crisi ecologica a un conveniente livello di profondità. Per l’essenziale, infatti, si tratta di comprendere che le politiche di contrasto della crisi ecologica non hanno mai superato il test della decenza esattamente per la stessa ragione che si rinviene sullo sfondo del conflitto in corso, vale a dire a causa della situazione di caos sistemico che pure, negli ultimi trent’anni, s’è resa sempre più visibile. In una formulazione più schietta, del conflitto in Ucraina bisogna dire che è l’ultimo episodio – se non proprio l’ufficializzazione – della “terza guerra mondiale a pezzi” in atto dalla fine del secolo passato, ovvero l’ultima manifestazione del disordine globale che in essa si concreta. E in tali condizioni, però, è fin troppo chiaro nulla di serio avrebbe mai potuto prender corpo, visto che l’affrontamento della crisi ecologica richiede condizioni diametralmente opposte: un quadro di relazioni cooperative che sia impegnativo, robusto, stringente; strutture di affidamento reciproco che rendano possibili negoziazioni serrate e accordi vincolanti. Certo, messo a confronto della guerra, lo sgangherato sistema di governance uscito da Parigi – incentrato su impegni che gli stati assumono ognuno per conto suo, in ordine sparso, discrezionalmente, in assenza di qualsiasi schema di compatibilità globali e di qualsiasi strumento di enforcement – è appena un pallido riflesso delle imperanti condizioni di caos sistemico. Ma pure ne è figlio, e sta di fatto che la sua inconsistenza ha dato luogo a esiti – come quelli sommariamente richiamati – che a loro volta si misurano in devastazioni, sofferenze e morti.
Anche qui conviene insistere: sebbene non sia l’origine della crisi ecologica, il vigente disordine globale – tanto drammaticamente testimoniato e rilanciato dalla crisi ucraina – racchiude le ragioni che finora hanno impedito (anche solo) di (iniziare a) contrastarla in modo sufficiente. Su di esso, allora, vale la pena di aggiungere qualcosa.

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