IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

In guerra tra noi, in guerra con l’ambiente

L’editoriale del nuovo numero di “I piedi sulla terra”: alla causa dell’ambiente non poteva capitare di peggio di un’altra guerra. Ma sono trent’anni che le condizioni di disordine mondiale nelle quali è maturata l’invasione russa dell’Ucraina fanno sì che la crisi ecologica sia affrontata in modi sconfortanti.

Da Helsinki a Civitavecchia

Qualcosa, infine, sul caso italiano. Secondo Eurostat, circa il 20% dei nostri consumi energetici è coperto da fonti rinnovabili e nel 2030, sulla base dei vigenti obiettivi europei, sarà necessario abbattere le emissioni di CO2 del 55%. A fronte di ciò, nonostante le promesse fatte al momento della costituzione del MITE, siamo ancora privi di un Piano Energia e Clima coerente con tale obiettivo. Manca inoltre, da parte delle regioni, l’individuazione delle aree idonee alle installazioni, nonché la suddivisione tra le varie regioni della potenza da installare. Alla crisi del gas (nelle dichiarazioni e nei fatti) il Paese ha risposto con una affannosa ricerca di nuovi siti da cui approvvigionarsi, nonché con un piano di riduzione dei consumi al quale non corrisponde alcun atto concreto in termini di implementazione di nuova potenza e nuove infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il panico del presente (la mancanza di gas) tarpa le ali all’immaginazione del futuro. Eppure, le potenzialità non mancano.
L’associazione imprenditoriale Elettricità Futura afferma di esser pronta ad investire 100 miliardi di fondi privati che consentirebbero di implementare 70 GW di nuova potenza rinnovabile, comprensivi di 60 GWh di accumuli elettrici e investimenti sulle reti. In tal modo la rete nazionale arriverebbe a 128 GW da fonti rinnovabili, in grado di coprire oltre il 70 % della domanda elettrica, stimata a 340 TWh annui. Il coinvolgimento delle istituzioni locali e dei territori, anche economico e fiscale, potrebbe facilmente portare a sostanziali incrementi della potenza installata, facendo leva sulle capacità di autoproduzione rappresentate dalle comunità energetiche. Gli accumuli elettrici con batterie, previsti da Elettricità Futura, possono essere integrati o anche parzialmente sostituiti da accumuli idrici, essendo la loro costituzione parte degli interventi di lotta alla siccità e anche occasione di possibile sistemazione dei territori.
Cenni quanto mai sommari, naturalmente, che tuttavia vogliono suggerire l’idea che il difficile non sta sul piano ‘tecnico’, e nemmeno su quello finanziario. Soluzioni appropriate e realistiche sono senz’altro immaginabili: il punto è che la loro messa in opera richiede un approccio ‘istituzionale’ completamente diverso da quello che finora è stato possibile osservare. In breve, si tratta di rendersi conto del fatto che la partecipazione può pagare – che soltanto pratiche di democrazia deliberativa ben disegnate e applicate in modo sistematico, che coinvolgano imprese, istituzioni e cittadini, offrono la possibilità di mediare istanze apparentemente divergenti, quali la necessità di installare gli impianti, produrre l’energia, contenerne i consumi e limitare gli impatti sui paesaggi. La tipica obiezione, al riguardo, è che non c’è tempo, che bisogna decidere in fretta e però, inevitabilmente, ‘dall’alto’. Ma in realtà è vero il contrario: un’intera letteratura sui Planning Disasters mostra come sia proprio la scelta di escludere i diretti interessati dai processi decisionali – ovvero di coinvolgerli soltanto formalmente – a generare attriti, controversie e conflitti che invariabilmente, alla fine, si risolvono in tempi e costi di realizzazione più alti del dovuto, se non in veri e propri ‘fallimenti’.
Un esempio concreto, ancora in fase di sperimentazione, è offerto dal territorio laziale, con il rifiuto che la comunità di Civitavecchia ha opposto alla costruzione di una nuova centrale a gas. La cittadinanza, con il contributo attivo e concorde della Regione, ha promosso la definizione un progetto per l’installazione da parte di un soggetto privato di un impianto eolico offshore a 20 miglia dalla costa, Contemporaneamente il porto sta implementando una propria comunità energetica rinnovabile, come parte di un più ampio progetto di ambientalizzazione delle attività portuali. L’istituzione regionale, infine, si sta facendo promotrice di azioni di costruzione di comunità energetiche rinnovabili in tutto l’ambito civitavecchiese, con l’obiettivo di fare del territorio un polo di riferimento per la sostenibilità energetica del Lazio e del paese.
Concludere questo discorso con la citazione di un caso tanto particolare può forse sembrare inopportuno. Dall’idea di una Nuova Helsinki all’esperienza di Civitavecchia il passo non è breve. Ma è pur vero che i quadri di riferimento più generali devono essere in grado di accogliere sviluppi articolati; e soprattutto, nella fattispecie, che la partita del contrasto della crisi ecologica globale si gioca localmente, proprio sui territori, in ogni territorio. In altre parole, una strategia complessivamente all’altezza della situazione non può che far leva su un alto livello di decentramento delle soluzioni. Perciò, infine, riportare un buon esempio di quello che può accadere alla scala di una comunità locale non sembra fuori luogo.

Vuoi ricevere la nostra newsletter?

Privacy *

Newsletter

Privacy *

Ultimi articoli pubblicati