IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

La guerra dell’Oriente e gli Occidenti

Sta emergendo una faglia tra economie orientali ed occidentali e un’ulteriore faglia tra il trend dell’economia americana e quella europea. Le ragioni congiunturali e quelle strutturali: la tela cinese e gli errori dell’Occidente.

Errori e divisioni occidentali

Perché su questa guerra, fermo restando le ragioni dei valori di principio, l’Occidente, sul piano economico e politico, sta commettendo errori che rischiano di essere pagati già nel prossimo futuro a caro prezzo.
Intanto, per la rottura tra risposta militare e risposta politica. La diversità tra le due risposte sta nei differenti e contrastanti obiettivi di fondo tra Stati Uniti e Unione europea. Per gli Stati Uniti la guerra in Ucraina rappresenta un’occasione per cercare di logorare il più possibile la Russia sul piano militare, su quello economico e di conseguenza politico, magari finanche al sovvertimento del governo attuale. Per questo punta su tempi lunghi e le armi per farlo sono un’escalation infinita di sanzioni e un rifornimento continuo di armamenti via via più sofisticati. Questi obiettivi vengono realizzati attraverso la mano libera data alla Nato che opera con una logica puramente militare e senza alcun tentativo (che non le compete) di cercare vie di uscita dal conflitto.
D’altronde, per gli Stati Uniti questa rappresenta anche una via facile nella quale si cerca di massimizzarne i vantaggi non avendo quasi nessun prezzo da pagare. Indebolire la Russia viene, cioè, valutata come un’opportunità per poi concentrarsi nella sfida con la Cina che rappresenta il solo e vero avversario economico strategico di questo secolo.

Gli interessi americani

Da qui l’enfasi sulla narrazione di uno scontro epocale tra democrazie e autocrazie al fine di rivestire di principi quella che è sostanzialmente una lotta sulla supremazia economica sul pianeta, sapendo appunto di pagare nel frattempo prezzi minimi. Minimi perché la guerra è lontana e non intimorisce i cittadini americani e il loro umore politico; minimi perché non c’è alcun bisogno di ricorrere a provvedimenti restrittivi interni, da economia di guerra. Al contrario la guerra per molti versi rappresenta un vantaggio economico come per il gas liquido (che vende all’Europa a prezzi maggiorati rispetto a quelli di mercato), così per la produzione alimentare, facendo la fortuna degli agricoltori del Midwest (grano, soia e frumento innanzitutto) e sul piano dell’industria militare e quindi delle tecnologie.
Mai come nel 2022 l’economia americana è andata così bene. Nei primi due trimestri il Pil è cresciuto oltre il 4% e il tasso di disoccupazione sceso a un record che non si toccava dal 2005, al 3%. È questo benessere diffuso che ha generato inflazione: un inflazione per eccesso di domanda e non dai rincari delle materie prime e quindi da offerta come in Europa. La Federal Reserve è dovuta intervenire con l’aumento continuo dei tassi d’interesse (a fine anno forse fino al 4%) per cercare di frenare i consumi e abbassare la curva del tasso dì inflazione.
Infine, gli Stati Uniti sono un Paese relativamente dipendente dal mercato delle materie prime, perché produttore in proprio, specie di quelle energetiche, e con un reshoring iniziato durante l’American first di Trump, che ha contribuito ad accorciare già molte catene del valore nel settore manifatturiero.

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