IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Le togliattiane lezioni sul Fascismo

L’introduzione di Piero Di Siena ad una riedizione del 2019 delle perspicue lezioni di Togliatti. Il fascismo come regime reazionario di massa, ma anche un’analisi delle contraddizioni del regime. Una lezione di metodo, utile anche oggi.

Tali studi sembrarono allora al complesso della storiografia orientata a sinistra sottovalutare il carattere dispotico del regime. Ma le polemiche anche accese da parte della sinistra dell’epoca non impedirono a Renzo De Felice di vedere come le lezioni togliattiane fossero una precoce ricostruzione del complesso rapporto organizzato tra fascismo e masse e dell’evoluzione delle stesse funzioni dello Stato nel passaggio dallo Stato liberale a quello totalitario, che, per acutezza e profondità, non aveva avuto eguali nell’analisi di altri contemporanei.
Tale giudizio di Renzo De Felice nasce dal fatto che la ricostruzione togliattiana del fenomeno fascista si misura con il tema del rapporto organico, sia pure in forma subalterna, tra masse organizzate e esercizio del potere politico.
Alla vigilia degli anni Settanta del secolo scorso tale rapporto tra politica e masse che, in una certa misura, la Repubblica aveva ereditato dal fascismo costituiva il terreno su cui si pensava si potesse operare un ulteriore avanzamento democratico della vita politica del Paese. Era questo l’intento della ricerca parallela e a tratti convergente di Berlinguer e Moro, tesa a un’evoluzione del sistema politico che desse piena cittadinanza al protagonismo di masse che si erano prepotentemente imposte sulla scena politica e sociale alla fine degli anni Sessanta. La ricostruzione di Togliatti dei caratteri del fascismo costituiva in quel contesto una potente lezione di metodo nella sua capacità di scavare nel rapporto tra masse e politica. E del resto non è un caso che, proprio in quegli anni, un protagonista di primo piano del passaggio dal fascismo al postfascismo come Giorgio Amendola, che inizia a piegare la sua riflessione in chiave storiografica in cui s’intrecciano autobiografia e bilancio storico, tende a sottolineare i caratteri di continuità che permangono tra il vecchio regime e gli assetti della Repubblica democratica

L’analisi differenziata come faro

Il fatto che, per usare la formula di Enrico Berlinguer, si pensò che ci si trovasse nel pieno di “una nuova tappa della rivoluzione democratica e antifascista” capace di produrre un ulteriore avanzamento democratico del rapporto tra Stato e masse organizzate indusse a privilegiare nell’analisi delle lezioni togliattiane l’elemento di ricostruzione organica dei caratteri del regime fascista, in altri termini della sua coerenza interna. E’ questa attenzione al rapporto organico tra masse e Stato, figlia dei problemi relativi all’evoluzione del sistema politico democratico, che d’altra parte si sarebbe rivelata drammatica e tormentata con la strategia della tensione e il delitto Moro, che può costituire la spiegazione di un fatto singolare che caratterizza l’intera riflessione storiografica sull’analisi del fascismo avanzata da Togliatti nelle lezioni di Mosca.
Nella sua introduzione Ernesto Ragionieri per indicare la novità dell’analisi togliattiana del fascismo afferma che essa contribuisce a ricostruire l’originalità di tale movimento politico in quanto artefice di un inedito “regime reazionario di massa”, categoria che egli affianca a quella di “analisi differenziata”, che costituisce in verità il tratto caratteristico dell’analisi dei processi politici e sociali da parte di Togliatti in tutto l’arco della sua attività intellettuale e politica.
Nel corso dei decenni a seguire, l’intero dibattito storiografico sulle Lezioni è ruotato attorno a questa categoria di “regime reazionario di massa” in quanto tratto distintivo e peculiare dell’analisi togliattiana del fascismo. Ed essa è stata, in assoluto, la lente interpretativa attraverso cui sono stati ricostruiti i caratteri peculiari del giudizio di Togliatti sul fascismo.
Ora, tuttavia, come è noto, questo termine (“regime reazionario di massa”) che tanta fortuna ha avuto nel dibattito storiografico successivo, introdotto da Ragionieri nella Prefazione a questa prima edizione del 1970, non compare mai nelle lezioni. E benché si possa convenire con Giuseppe Vacca che sebbene “Togliatti non usò quella espressione, nella sua analisi vi è il concetto che le corrisponde” , la lettura delle lezioni in termini sistemici (a cui fa riferimento la categoria di “regime reazionario di massa) è anche frutto dello spirito del tempo in cui le lezioni furono pubblicate. Mi riferisco al bisogno di fare un bilancio, a partire dall’analisi delle loro origini, dei caratteri dei regimi politici fondati sull’inclusione delle masse nello Stato nel momento storico, con la fine dei Trenta anni gloriosi, in cui si pensò che essi fossero suscettibili di un ulteriore sviluppo democratico, mentre invece, come oggi si vede con chiarezza, si avviò il loro irreversibile declino.

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