IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Le togliattiane lezioni sul Fascismo

L’introduzione di Piero Di Siena ad una riedizione del 2019 delle perspicue lezioni di Togliatti. Il fascismo come regime reazionario di massa, ma anche un’analisi delle contraddizioni del regime. Una lezione di metodo, utile anche oggi.

L’assillo dell’unità d’azione tra le forze antifasciste

Ora, se si mette tra parentesi la lettura delle lezioni attraverso la categoria del “regime reazionario di massa”, che tanta fortuna ha avuto nel dibattito storiografico di decenni, e invece le si esamina prevalentemente alla luce dell’altra categoria suggerita da Ragionieri nella sua prefazione, quella cioè dell’”analisi differenziata” , vediamo più agevolmente che l’assillo politico che attraversa le Lezioni sul fascismo non è tanto quello di aggiornarne l’analisi in termini sistemici, ma quanto quello di coglierne l’evoluzione diseguale e soprattutto di analizzare le contraddizioni interne che si aprono nelle formazioni create dal regime per organizzare in forma subalterna agli interessi delle classi dominanti le masse che a partire dal dopoguerra avevano fatto irruzione sulla scena politica. Dai sindacati al dopolavoro, di cui si sottolinea la novità e l’originalità quale istituto di organizzazione del tempo libero , la ricostruzione togliattiana del carattere di massa del fascismo si sofferma soprattutto nell’indagine dei suoi tratti contraddittori e conflittuali, nell’individuazione dei varchi che si aprono per l’azione da compiere all’interno delle organizzazioni di massa del regime ai fini di una loro scomposizione.
E’ indicativo, ad esempio, che Togliatti insista molto sul fatto che il fascismo non nasce come un movimento che aspira all’instaurazione di un regime totalitario, e che lo diventa in maniera compiuta solo all’indomani della crisi del ’29 e quindi addirittura all’indomani delle stesse leggi eccezionali seguite alla crisi Matteotti . E sottolinea come la sottovalutazione dei varchi che questo lasciava aperti per l’iniziativa dei comunisti fosse stata un grave errore cui rimediare.
Del resto nonostante il 1935 l’assetto corporativo dello Stato fascista fosse stato compiutamente disegnato l’attenzione di Togliatti a questa innegabile novità risulta alquanto marginale. Non che gli sfugga l’inedito rapporto tra masse e Stato che col fascismo si realizza – che analizza soprattutto ricostruendo l’evoluzione del ruolo e delle funzioni del Partito fascista, che nel cuore degli anni Trenta diventa il principale organo dello Stato -, ma il suo assillo resta quello di lavorare all’interno delle contraddizioni che questo processo politico produce.
E’ del tutto evidente poi che le lezioni rispondono ad un altro problema politico, che riguarda gli equilibri interni dell’Internazionale comunista e il faticoso passaggio dalla politica in cui la socialdemocrazia resta, nella sostanza, il nemico principale a quella dei fronti popolari e dell’unità antifascista che, all’indomani delle lezioni, sarebbe stata sancita dal VII Congresso dell’Internazionale .
Se si leggono le lezioni dedicate al fascismo in relazione a quelle dedicate ad un altro “avversario”, la socialdemocrazia , appare evidente come da parte di Togliatti vi sia la preoccupazione di trovare i fili di continuità, che avrebbero dovuto costituire la condizione per un ruolo egemonico dei comunisti nella svolta politica in atto, tra le due fasi della politica dell’Internazionale. Essi sono costituiti proprio dallo sviluppo di un’azione di massa dentro le organizzazioni fasciste (che in una certa fase esponenti di punta sovietici nell’Internazionale, in nome delle resistenze e delle riserve di Stalin rispetto alla nuova svolta che avverrà poi al VII Congresso, invocata soprattutto dai comunisti francesi, contrappongono alla politica di unità con i socialisti ) vista come complemento organico alla politica di unità d’azione tra le forze antifasciste.

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