IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’intervista. Con gli occhi della CGIL, parla Massimo Bussandri

Non siamo mai stati tifosi del reddito di cittadinanza, ma è innegabile che durante l'emergenza ha impedito lo scivolamento di tante famiglie nell’indigenza. I costi dell’attuale crisi energetica siano pagati dalle imprese che hanno fatto extra profitti.

Anche lo Stato dovrebbe riorientare le proprie priorità. Quando si dice che lo Stato è stato assente nell’ultimo trentennio neoliberista, si dice una verità molto parziale. Risorse pubbliche anche ingenti sono state spese, ma indirizzate prevalentemente a sostegno di un mercato che non ha fatto redistribuzione. La spesa pubblica va riorientata verso una funzione sociale, di riduzione delle disuguaglianze. L’idea di riallineare le spese militari al 2% del Pil non è altro che la prosecuzione di un’impostazione di spesa pubblica nella direzione sbagliata. Nelle tre grandi transizioni il ruolo dello Stato diventa fondamentale: pensiamo ad esempio alle sfide della digitalizzazione, che è una grande opportunità per il mondo produttivo così come nel rapporto tra cittadini e Stato, ma se lasciata a se stessa, senza governo pubblico, rischia di essere un ulteriore fattore di allargamento delle disuguaglianze.

Sull’emergenza gas, ad esempio, cosa ritieni si debba fare, in questo caso anche al livello europeo?

E’ chiaro che si tratta di un problema vivo e reale, che rischia di impattare tanto su lavoratori e pensionati e sulle loro famiglie, quanto sulla tenuta produttiva delle imprese: nel nostro territorio, come nel resto del Paese, il sistema produttivo dipende ancora in larga misura dal metano, che in Emilia-Romagna copre il 52% del consumo interno lordo. Un problema che richiede interventi coordinati a livello europeo in grado di mettere un tetto ai costi e provvedimenti urgenti nella direzione di svincolare i costi dell’energia da quelli del gas, come peraltro richiesto da più parti. Vorrei tuttavia sottolineare come all’origine del rincaro vi siano stati anche forti elementi di speculazione, che vanno colpiti, e non vorrei nemmeno che in autunno partissero tentativi di “speculazione occupazionale”, cioè un utilizzo in qualche modo “peloso” dell’emergenza gas per riorganizzare le imprese su fabbisogni occupazionali ridotti. In Italia più che altrove, poi, scontiamo anche i pesanti ritardi nell’investimento sia pubblico che privato sulle fonti rinnovabili: certo, lo scenario di guerra ci sta facendo precipitare nell’emergenza gas, ma già la grave crisi climatica annunciata da almeno un ventennio avrebbe dovuto suggerire ai Governi di questo Paese un impulso molto più forte e deciso alle energie alternative, che non solo sono rinnovabili, ma aumentano il grado di autonomia energetica del Paese.

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