IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’intervista. Con gli occhi della CGIL, parla Massimo Bussandri

Non siamo mai stati tifosi del reddito di cittadinanza, ma è innegabile che durante l'emergenza ha impedito lo scivolamento di tante famiglie nell’indigenza. I costi dell’attuale crisi energetica siano pagati dalle imprese che hanno fatto extra profitti.

Si sta poi affacciando il tema, che diventerà esplosivo nei prossimi anni, di quella che io chiamo la “generazione grigia”: lavoratrici e lavoratori ultra-sessantenni, che le riforme pensionistiche di stampo draconiano del decennio passato costringeranno a lavorare fino a 68-69 anni. Uomini e donne spesso figli di genitori molto anziani da assistere, spesso genitori di figli in condizioni di precarietà da aiutare, talvolta nonni di nipotini da accudire. Una generazione di “quasi-anziani” che rischia di dover sostenere il mondo sulle proprie spalle. Un tema oggi molto sottovalutato ma che impone una seria riflessione sui sistemi di protezione sociale.

La nostra regione ha sempre mostrato nella sua lunga ed esaltante storia manifatturiera una speciale inclinazione all’export, detto altrimenti una vocazione “mercantilista”. Reputi che la nuova situazione geopolitica da un lato e la crisi conclamata della globalizzazione richiedono una messa in discussione di quella particolare vocazione?

E’ un modello che nasce anche dal protagonismo e dalle intelligenze delle lavoratrici e dei lavoratori. Vocazione manifatturiera, vitalità produttiva, eccellenze: quasi una necessità l’export. Sarà da rivedere? In un contesto, che in tanti preconizzano, di almeno parziale de-globalizzazione, con scambi commerciali per blocchi continentali omogenei, il quadro di riferimento si stringe e le catene del valore si accorciano. L’export difficilmente potrà essere a tutto campo come lo è stato in un passato anche recente.

Ritorno ai temi più dibattuti in questo momento nel Paese, il sindacato a me pare giustamente abbia aperto al salario minimo, stando però attenti a conciliarlo con la contrattazione. Ci puoi spiegare più nel dettaglio questa posizione che secondo me arricchisce la discussione sul tema?

I termini del dibattito stanno cambiando. Il salario minimo costruito come salario legale puro, svincolato dalla contrattazione, continua a presentare a mio avviso molte criticità, perché concede una “via di fuga legale” a chi non vuole sottostare ai contratti. Ma legare il salario minimo alla contrattazione, a cui venga finalmente attribuita un’efficacia erga omnes sostenuta da una legge sulla rappresentanza sindacale aprirebbe una prospettiva diversa, a cui guardiamo con favore. Faccio questo ragionamento: nello scenario internazionale l’Europa, se nelle prospettive nefaste che la guerra sta aprendo non vuole finire come il vaso di coccio tra i vasi di ferro, deve sostenere la domanda interna attraverso la tutela dei redditi medio-bassi, lo stesso vale per il nostro Paese. Puntare su un reddito legale tout court, sganciato dalla contrattazione, porta con sé il rischio di una compressione ulteriore dei redditi da lavoro e di un lavoro ulteriormente impoverito, in perfetta continuità con le politiche degli ultimi decenni; legare invece il salario minimo alle dinamiche della contrattazione, all’efficacia erga omnes dei contratti e alla certificazione della rappresentanza offre una prospettiva completamente diversa.

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