IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’intervista. Con gli occhi della CGIL, parla Massimo Bussandri

Non siamo mai stati tifosi del reddito di cittadinanza, ma è innegabile che durante l'emergenza ha impedito lo scivolamento di tante famiglie nell’indigenza. I costi dell’attuale crisi energetica siano pagati dalle imprese che hanno fatto extra profitti.

Le polemiche sul reddito di cittadinanza?

Come ti è noto, non siamo mai stati “tifosi” del reddito di cittadinanza, la nostra idea fondamentale era e rimane quella di un “lavoro di cittadinanza”: riteniamo cioè che lo Stato debba determinare le condizioni di una piena e buona occupazione. E’ innegabile, tuttavia, che nell’emergenza degli ultimi due anni e mezzo il reddito di cittadinanza abbia fatto da parziale cuscinetto, impedendo lo scivolamento di decine di migliaia di famiglie nella condizione di indigenza. Nel nostro territorio, numeri alla mano, è sempre rimasto uno strumento residuale. Le polemiche, fra l’altro alimentate proprio da settori imprenditoriali della nostra regione, sul reddito di cittadinanza come fattore ostativo al reperimento di manodopera sono del tutto pretestuose, se pensiamo ai numeri davvero molto ristretti dei percettori. La manodopera non si trova perché, come detto, continua a calare la popolazione in età lavorativa e dunque è più difficile incrociare domanda e offerta, e poi perché fortunatamente in Emilia-Romagna molti giovani sono ancora nelle condizioni di poter rifiutare contratti indecorosi e salari sotto la soglia della dignità.

Per ultimo ti chiedo le tue previsione e, perché no, speranze per la nostra regione e più in generale per il nostro Paese collegandole al prossimo Congresso della Cgil, che si celebrerà dopo le elezioni politiche

Ci attendono due sfide, entrambe decisive: la prima è la necessità di allargare gli spazi della democrazia e della partecipazione nel Paese, dentro e fuori dai luoghi di lavoro; la seconda, sfidare la politica e soprattutto la sinistra alla ricostituzione di una rappresentanza politica del lavoro, quasi assente negli ultimi vent’anni. Questo darebbe più forza anche a noi nel nostro sforzo di rappresentanza sociale del mondo del lavoro.

Sono sfide difficili da sostenere perché il nostro Paese è nel pieno di un’emergenza democratica, anzi quell’emergenza democratica si aggira per l’intera Europa come uno spettro; solo, da noi è più acuta che altrove, certificata dalla scarsa partecipazione al voto in tutte le ultime tornate elettorali. Le masse popolari non vedono più nella politica lo strumento di risoluzione dei loro problemi, questo è un fatto pericoloso. E lì dentro c’è anche una parte del mondo che noi rappresentiamo.

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