IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Questa relativa autonomia dell’Unione è diventata sempre più problematica. Nei trent’anni dell’ordine di Maastricht sono maturati nel mondo processi che hanno minato alcuni dei presupposti a fondamento della postura pacifista dell’Unione. Processi di ri-militarizzazione dei rapporti tra gli stati che sono progressivamente diventati anche processi di ri-militarizzazione dei rapporti tra le principali potenze. Una seconda bipolarizzazione del sistema internazionale all’insegna della retorica dello scontro tra democrazie ed autocrazie che ha un suo chiaro antecedente nella guerra globale al terrore. Questa bipolarizzazione ideologica lungamente perseguita nei primi due decenni del XXI secolo dalla potenza statunitense spiazza la vocazione dell’Europa quale potenza civile e con essa la sua deontologia multilaterale nelle relazioni internazionali, la sua flessibilità diplomatica quale strumento privilegiato per la risoluzione dei conflitti. Con l’oggettiva, tutt’altro che innocente, conseguenza di intrappolare il Vecchio continente in una competizione regionale con la Russia e in una globale con la Cina, rendendo ulteriormente problematiche le sue deboli velleità di una autonomia politica e strategica. La seconda guerra fredda sta mettendo la parola fine all’illusione che l’annunciato nuovo ordine internazionale liberale del dopo prima guerra fredda ne avrebbe ulteriormente alimentato i margini. L’attuale guerra in Ucraina è l’apice di una seconda guerra freddo/calda che vuol mettere fuorigioco il progetto di un’occidente europeo alleato ma distinto dall’occidente atlantico. In nome di un altro progetto, un progetto di marca statunitense.

Guerra ucraina e disordine internazionale

I segnali rivolti alla Russia sono parte integrante di questo progetto. All’inizio, sono stati segnali contraddittori. Da un lato, non è mancata nel primo decennio del dopoguerra fredda la suggestione di coinvolgerla in un’architettura comune di sicurezza europea al fine di evitare lo spettro di una “Russia weimeriana”. Ma, dall’altro lato, i successivi allargamenti a Est della Nato, la guerra unilaterale della Nato alla Serbia nel 1999, la ripetuta allusione al possibile ingresso dell’Ucraina nella Nato hanno spinto sempre di più la Russia ai margini di quell’architettura. Ci abbiamo messo del nostro nel cambiare la Russia. Dopo l’adattamento del primo decennio del dopoguerra fredda, culminato nel Concetto strategico del 1999, la Nato ha arrancato per trovare un posto nell’architettura della guerra globale al terrore e ha condiviso con gli Usa il clamoroso fallimento in Afghanistan. Il rilancio dell’alleanza in funzione antirussa è il sigillo finale del tentativo americano, oggi irresponsabilmente condiviso dalle attuali classi dirigenti dell’Unione, di riportare indietro le lancette della storia, a prima dell’89. Una seconda ri-militarizzazione e bipolarizzazione del mondo, che intende riportare al punto di partenza le relazioni tra Occidente e Russia e improntare alla stessa logica quelle con la Cina. Questo c’è scritto nero su bianco nelle risoluzioni del Consiglio Nato di Madrid del giugno 2022.

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