IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

L’auspicio di una superpotenza pacifista europea che avrebbe legittimato la funzione costituente del movimento pacifista si infrange presto di fronte alla decisione del Presidente statunitense Bush di avviare la nuova guerra in Iraq con la cosiddetta Coalizione dei volenterosi. Alla quale, nonostante il veto in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu di Francia e Germania (la vecchia Europa), oltre che di Russia e Cina, aderiscono gran parte dei Paesi fino al 1991 gravitanti nell’orbita sovietica e in via di adesione all’UE e alla NATO (la nuova Europa) che mostrano una netta preferenza in politica estera in favore degli Usa e dell’Alleanza atlantica. La guerra irakena fa in un sol colpo terra bruciata tanto della speranza della vecchia Europa di ergersi a superpotenza pacifista impregnata ai principi del multilateralismo quanto delle ambizioni costituenti del nuovo movimento pacifista a ergersi al rango di seconda potenza mondiale. Non a caso, nel successivo ventennio un lungo sonno avvolge i movimenti per la pace. Nonostante che sempre più numerosi conflitti attraversino il mondo in maniera endemica (la “guerra mondiale a pezzi”). Nonostante la perdurante attualità dei temi del disarmo, delle spese militari e del commercio di armamenti. Che, tuttavia, non riescono a essere oggetto di un’ampia partecipazione popolare e di attenzione da parte di forze politiche di una certa rilevanza (A. Algostino, 2022).

C’era una volta in Italia…

Se il pacifismo politico piange, il pacifismo giuridico non ride. Come testimoniano i preziosi contributi contenuti nel volume curato da Gaetano Azzariti “Il costituzionalismo democratico può sopravvivere alla guerra?” L’inequivoco “ripudio” della guerra contenuto nell’art. 11 della nostra Carta fondamentale (un prius che orienta ancora la postura internazionale e il profilo identitario dell’Italia: C. De Fiores, 2022) e il principio pacifista codificato nell’ordinamento internazionale che il pianeta si era dato alla fine del secondo dopoguerra (l’impegno degli Stati a regolare i loro conflitti mediante negoziati e accordi) sono sempre più frequentemente sottoposti a “interpretazioni” che ne relativizzano il valore al fine di subordinarli alle logiche di potenza. Un capovolgimento delle finalità perseguite dal pacifismo giuridico. Da tempo le operazioni di intervento armato vengono rappresentate e qualificate come prassi ordinaria di risoluzione delle controversie internazionali.

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