IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Le ragioni della messa all’angolo del pacifismo giuridico sono analoghe a quelle del pacifismo politico. La normatività dei principi costituzionali si fonda sulla diffusa convinzione sociale che essi costituiscano un indispensabile tassello di un programma etico-politico fondamentale, di un progetto di umanizzazione e civilizzazione che va da ogni generazione inverato nella prassi. Ma è proprio la ‘giustezza’ di questa convinzione ad essere diventata problematica. Sostituita da un nuovo senso comune che giustifica il ricorso alla guerra con “considerazioni storiche” sul mutato contesto e con “argomentazioni di principio”, con verità morali globali. Presunto realismo versus presunto utopismo pacifista. Un orientamento diffuso tra i media, presente anche in parte della cultura giuridico-filosofica e propagandato con stucchevole enfasi dagli “eredi” di quella sinistra che aveva a lungo interloquito con le ragioni universalistiche del pacifismo.

La vicenda italiana è emblematica. In Assemblea costituente Togliatti perora la necessità di mettere definitivamente la guerra “fuori legge”, fuori dalla storia (P. Togliatti, 2014). Il mondo comunista si contrappone allora al mondo occidentale, che si presentava come “mondo della libertà”, come “mondo della pace” La pace come valore primario, elemento di divisione e di contrasto e, allo stesso tempo, tema centrale dell’agenda politica. Tanto da obbligare presto i governi occidentali a prendere in seria considerazione le preoccupazioni dell’opinione pubblica sull’arma atomica, a esaminare l’ipotesi di campagne volte a informare i cittadini delle politiche di sicurezza nucleare, a contrastare gli slogan sovietici contro la bomba con campagne positive, come quella americana degli “Atoms for peace” del 1953. Il Partito comunista riesce a fare della lotta per la pace una delle armi della sua sfida politica facendo leva tanto sulla diffusa atmosfera di rifiuto della guerra e del militarismo provocata dal fallimento dell’ideologia nazionalista e bellicista del fascismo quanto sui timori del Paese di essere esposto più di altri, dal punto di vista geopolitico, ad un conflitto (R. Moro, 2012).

Vuoi ricevere la nostra newsletter?

Privacy *

Newsletter

Privacy *

Ultimi articoli pubblicati