IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Lo stesso nome che comunisti e socialisti scelgono per il loro movimento, Partigiani della pace, evoca, collegandosi all’esperienza resistenziale, una forma concreta e ravvicinata di lotta contro il partito della terza guerra mondiale (“contro il Patto Atlantico”, dice nel 1949 Pietro Nenni). Vengono avviate campagne di raccolta di migliaia di firme, pubblicati i racconti dei testimoni oculari di Hiroshima e Nagasaki, rese note previsioni dettagliate di ciò che poteva accadere alle città se sottoposte a bombardamento atomico, amplificate le prese di posizione delle chiese cristiane contro la guerra, promosse visioni di film per la pace, organizzate mostre d’arte e fotografiche, rappresentazioni teatrali. Utilizzando un linguaggio semplice e diretto, il pacifismo della sinistra dimostra sin dallo scoppio della guerra in Corea di saper intercettare ansie, bisogni e speranze presenti in vaste masse, di saper scompaginare i rigidi schieramenti della Guerra fredda, di fare breccia nel fronte avversario. Le forze cattoliche,‘ontologicamente’ sensibili alla questione della pace, sono costrette a prendere atto che i comunisti stavano riuscendo con armi terrene ad “agitare le coscienze” assai più di “una vaga predicazione moraleggiante” e che era, pertanto, necessario rispondere alla “propaganda comunista” in termini di idee e di simboli (l’olivo grigio contro la mimosa gialla, la colomba biblica contro quella di Picasso). In una prima fase, solo una minoranza di avanguardia accetta il dialogo, ma ben presto la “pressione comunista” sull’illegittimità della guerra costringe prima la sinistra dossettiana a porre l’esigenza di rivedere la posizione cattolica sulla guerra e poi la dirigenza democristiana ad accedere, insieme ai socialisti, ad una interpretazione più difensiva del Patto Atlantico e ad appoggiare tutte le iniziative dirette a riavvicinare Est ed Ovest. La sfida comunista aveva indotto la cultura e il partito cattolico a considerare la pace una questione non solo etica ma l’oggetto di un conflitto politico, ideologico, “religioso” tra due visioni del mondo, contribuendo a radicare ulteriormente il tema a livello popolare e a desacralizzare una antica, mistica, percezione della guerra (R. Moro, 2012).

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