IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

Fondamentalismo etico-democratico

Nel corso della guerra in corso questo capovolgimento di senso intorno al significato della guerra ha raggiunto il suo apice. Da parte russa, da parte ucraina, da parte occidentale. A vacillare è il presupposto che l’unica posizione moralmente seria (M. Dogliani, 2022) non potesse essere che quella politica, altamente politica, per cui le guerre, se si vuole essere fedeli al dovere giuridico-costituzionale di perseguire la giustizia tra le Nazioni, vanno ripudiate e fermate il più presto possibile. Questo presupposto ha vacillato e continua a vacillare. L’origine autentica della guerra, lo scontro tra potenze antagoniste, è stata occultata a vantaggio di una rappresentazione di essa come l’esito di un irriducibile conflitto il Male e il Bene. Nel lessico di Putin tra nazificazione e de-nazificazione, tra purezza dei valori sacri della tradizione e i valori degenerati di un Occidente corrotto. Nel lessico ucraino-occidentale, tra democrazie e autocrazie, tra liberalismo e regimi illiberali. Entrambi i lessici fautori di una morale globale senza politica, fautori dell’esistenza di un unico “dentro” che dipinge i nemici come criminali. E come complici coloro che provano a ragionare sulle origini della guerra. In un profluvio di rappresentazioni denigratorie e caricaturali sul pacifismo, sempre e in ogni caso dipinto come cinico.

Pacifismo da portafoglio, quello di coloro che osano avanzare riserve sulla ragionevolezza ed efficacia dell’invio di armi all’Ucraina. Pacifismo a senso unico, quello dell’antiamericanismo per principio che non sottolinea mai abbastanza il ruolo bellicoso della Russia in Afghanistan, Siria, Cecenia, Georgia, Crimea e adesso Ucraina. Pacifismo dell’indifferenza e della viltà, quello di coloro che dimenticano che le vittime vanno sempre e comunque soccorse. Pacifismo senza memoria, quello di coloro che hanno rimosso le guerre di resistenza al nazifascismo e di liberazione nazionale “senza mai piegarsi alla brutale legge del più forte” (R. Braidotti, 2022). Rappresentazioni in larga misura caricaturali alle quali è, tuttavia, sbagliato rispondere con rappresentazioni caricaturali di segno opposto. È necessario, invece, interrogarsi sulla natura divisiva, ancora oggi, dell’evento guerra. L’operazione militare speciale di Putin e la resistenza Ucraina hanno prodotto lacerazioni profonde persino nei rapporti con persone con le quali abbiamo sempre pensato di condividere un inscalfibile sentire comune, una comunanza di giudizio, di sentimenti. Uno smarrimento sul quale il pacifismo deve interrogarsi, se vuol essere all’altezza dei tempi.

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