IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

In guerra si tratta di uccidere

Quali sono le ragioni di questo smarrimento? Ci sono ragioni generali che attengono ad ogni guerra e ragioni che attengono a questa specifica guerra. La prima ragione di ordine generale per cui ogni guerra è profondamente divisiva è che la guerra ci appare come un evento presente in tutte le epoche, un fenomeno trans storico. E, di conseguenza, divaricate e divaricanti sono le interpretazioni di essa nella misura in cui prendono il sopravvento giudizi aprioristici sull’eterna vocazione bellicista del potere, per alcuni benefica (“se vuoi la pace prepara la guerra”), e la contrapposta e radicale condanna di coloro che postulano la naturale vocazione pacifica degli uomini non corrotti dalla brama di potenza. Teorie della guerra giusta versus teorie della pace. Una guerra dei valori che alimenta quella combattuta nei campi di battaglia e che non ha mai contribuito a far vincere nessuna guerra e nessuna pace. C’è una essenza della guerra rimossa da generali, filosofi, studiosi di relazioni internazionali. Una essenza che la grande letteratura ha condensato in tre semplici e fulminanti parole. “In guerra si tratta di uccidere”, ha detto Elias Canetti. Le parole più oneste e risolutive mai dette sull’argomento, ha aggiunto Luigi Alfieri in un libro del 2012, La stanchezza di Marte. “In guerra si tratta di uccidere” significa, innanzitutto, che c’è un abisso incolmabile tra la guerra come esperienza concreta, estrema ed ultima, di uomini, donne e bambini e qualsiasi possibile teoria della guerra.

“In guerra si tratta di uccidere” significa che tutte le teorie della guerra non sono mai innocenti riguardo all’evento guerra e sono sempre complici dei suoi periodici scatenamenti. E questo vale tanto per i tre famigerati, ma poco letti, discorsi di Putin del 2021 e del 2022 quanto per i documenti licenziati dalla Nato a Madrid lo scorso mese di giugno. “In guerra si tratta di uccidere”. Una prosa diretta, essenziale, senza fronzoli che Fabrizio De André ha reso in versi e musica in quell’insuperato componimento letterario che è la Guerra di Piero. Scritta nel 1964 e diventata subito un inno antimilitarista, la ballata dell’”antieroe” cantata dagli obiettori di coscienza. La guerra vista da un soldato che non perde la sua umanità; che non riesce a sparare a un soldato con “la divisa di un altro colore” per il quale prova compassione e pietà. Un gesto, una “premura”, che a Piero costa la vita. L’altro non gli “ricambia la cortesia” e gli spara, uccidendolo. Nel campo di battaglia la cortesia e la politica – la complessa arte del conflitto e della mediazione – sono bandite. Nel campo di battaglia, non c’è possibile messa in forma del conflitto. Il conflitto è ontologicamente distruttivo. Mors tua, vita mea.

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