web magazine di
cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

web magazine di cultura politica e costituzionale

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Non solo dazi. Robin Hood alla rovescia

Il Tax bill di Trump altererà la vita americana già debole e impoverita rispetto agli standard delle altre nazioni avanzate. Ruba ai vecchi e agli emarginati, dona il bottino a miliardari e militari. Farà più malati i poveri, farà i ricchi ancora più ricchi.

Da quando Trump ha assunto per la seconda volta la carica di Presidente degli Stati Uniti, il mondo si è trovato di fronte, come è noto, a degli annunci quasi quotidiani di misure draconiane su tutti i fronti possibili. L’attenzione di tutti i paesi si è concentrata soprattutto in particolare, per la sua rilevanza diretta a livello globale, sulla questione dei dazi, ma le misure del cosiddetto One big beatiful bill act sono anch’esse molto importanti non solo per quanto riguarda il fronte interno statunitense, ma anche per i suoi riflessi economici e politici, anche se indiretti, sul resto del mondo. Il testo che segue cerca di valutare l’impatto di tali misure facendo riferimento in particolare alle informazioni, alle analisi e ai commenti della stampa internazionale pubblicati per la gran parte, anche se non solo, nei giorni immediatamente successivi al varo della legge.

Una visione d’insieme

Per valutare adeguatamente il Tax Bill di Trump varato il 4 luglio 2025 può essere opportuno partire da una descrizione anche quantitativa dei suoi contenuti; in questo possiamo appoggiarci soprattutto su un articolo apparso sul New York Times (Rattner, 2025), ma anche su altre fonti.

L’impatto della legge nei prossimi dieci anni può essere descritto con relativamente pochi numeri. Intanto per rendere permanenti i tagli delle imposte già decisi da Trump nel 2017 è previsto un maggior esborso in dieci anni di 2200 miliardi di dollari circa, mentre  un incremento di altre agevolazioni fiscali comporterà ulteriori uscite per 1.424 miliardi, per un totale, considerando le due voci, di 3.624 miliardi; inoltre per l’incremento nei crediti d’imposta  per i figli sono previsti 817 miliardi, mentre le maggiori spese per la lotta all’immigrazione comporteranno un’uscita di 169 miliardi, l’aumento delle spese militari 158 miliardi, sgravi fiscali sugli straordinari, mance e agevolazioni all’acquisto di auto 152 miliardi, deduzioni fiscali per gli anziani 93 miliardi. Questo dal lato degli esborsi.

Tali maggiori spese saranno in parte coperte dall’aggravio nei costi dei prestiti agli studenti per 278 miliardi (in un tipico caso l’aggravio dei costi sarà di quasi 3.000 dollari all’anno per ogni studente), dalla riduzione delle misure a favore dell’energia pulita per 543miliardi (ciò che comporterà presumibilmente una riduzione dei progetti nel settore per centinaia di miliardi di dollari, mentre gli sgravi fiscali andranno ai settori del carbone e del petrolio; un gruppo di ricerca dell’università di Princeton ha calcolato che la legge farà aumentare del 10% le emissioni di CO2 (Editorial, 2025), mentre si può anche sottolineare che tutte le imprese hanno ottenuto dei vantaggi, tranne quelle attive nel campo delle energie pulite) e tagli all’assistenza medica per 841 miliardi (così circa 17 milioni di cittadini Usa perderanno la copertura medica in dieci anni, un numero scandaloso, come sottolinea The Economist (The Economist, 2025) per il paese grande più ricco del mondo-altre stime parlano di “soli” 12 milioni-, mentre all’incirca 200 cliniche su 600 del programma Planned Parenthood dovranno probabilmente chiudere, mentre quelle residue avranno grandi difficoltà e il ricorso all’aborto si farà ancora più difficile (Donegan, 2025)).

L’insieme della misure comporterà un aumento del deficit federale che i più stimano in 3.300 miliardi di dollari, ma c’è chi arriva a parlare di 4.000 miliardi e, sotto certe ipotesi, anche di 5.000. Si può poi valutare che, alla fine, il rapporto debito/pil salirà sino a più del 130%. Il debito attuale raggiunge già in valori assoluti la cifra astronomica di 37.000 miliardi di dollari e, considerando gli interessi composti, esso salirà sino a 47.000 miliardi nel 2030, peggio che alla fine della seconda guerra mondiale (Robert Shiller, premio Nobel per l’economia in Occorsio, 2025). Il deficit budgetario di ogni anno si aggirerà intorno al 7,0% del pil. Robert Rubin e Lawrence Summers, già Segretari al Tesoro con l’amministrazione Clinton, stimano che il rapporto debito/pil potrebbe crescere anche a più del 135% e quello del deficit/pil sino all’8% (Rubin, Summers, 2025).

In sintesi, la nuova legge farà aumentare fortemente il deficit di bilancio e il livello del debito federale, mentre si tradurrà anche in un sostanziale ridistribuzione di ricchezza, trasferendola dai poveri ai ricchi. Così il 20% più ricco delle famiglie americane otterrà un beneficio di più di 6000 dollari all’anno, mentre il 20% più povero avrà una perdita annua di 560 dollari. Quelli che guadagnano più di tre milioni di dollari otterranno un beneficio di 118.000 dollari.

Per quanto riguarda l’effetto delle misure sul fronte economico, mentre gli esperti di Trump affermano che il tasso di crescita del pil potrà così raggiungere il 4,9% nel 2028, fonti indipendenti si aspettano al massimo un leggerissimo aumento dello stesso.

Alcuni commenti a caldo

Naturalmente subito dopo la promulgazione della legge i commenti sulla stampa nazionale ed internazionale si sono scatenati. Steven Rattner (Rattner, 2025) ha subito sottolineato sul New York Times come nei 50 anni in cui egli ha seguito le politiche fiscali e budgetarie non crede di aver visto un’altra legge che potrebbe avere un impatto così largo e profondo virtualmente su tutti i cittadini americani. Come commenta poi The Guardian (Donegan, 2025), la legge di Trump rappresenta una particolare perversità della politica statunitense: apparentemente nessuno la voleva, tutti la odiavano, e si è in generale d’accordo che essa sarà devastante per un grande numero di cittadini statunitensi e ciononostante nessuno aveva la capacità di fermarla. La legge, come afferma ancora l’articolo, ruba ai malati, ai vecchi, agli affamati, agli emarginati e dona il bottino ai miliardari (presumibilmente ci guadagna anche lo stesso Trump) e ai militari. Altererà la vita americana già debole e impoverita rispetto agli standard delle altre nazioni avanzate, in modi crudeli e debilitanti; farà più malati i più poveri, li renderà più spaventati e ignoranti e più a rischio, mentre farà i ricchi ancora più ricchi. Per altro verso The Economist (The Economist, 2025) illustra chiaramente i danni a lungo termine che Trump sta portando alle fondamenta dell’economia statunitense. Trump in generale, per il settimanale britannico, ignora le fondamenta del successo americano, attaccando la Fed, minacciando così la stabilità economica, riducendo i fondi alla ricerca scientifica ciò che danneggerà l’innovazione ed essa renderà in generale gli Stati Uniti un posto più rischioso in cui investire. Le Monde (Editorial, 2025) sottolinea dal canto suo come Donald Trump, eletto sulla base della promessa di ridare speranza alle classi popolari statunitensi, che lo avevano votato in massa, rischia con questa legge di esasperarli ancora di più, come un Robin Hood al contrario. Analoghi concetti si ritrovano per la gran parte sul New York Times (Romm, 2025). Il costo per il paese si annuncia come esorbitante.

Robert Rubin e Lawrence Summers (Rubin, Summers, 2025) affermano, dal canto loro, che la legge comporterà più alti tassi di interesse e un più alto costo del capitale, una riduzione nel livello di fiducia delle imprese, uno spiazzamento degli investimenti privati, mentre essa rischia turbolenze finanziarie, dal momento che sarà difficile per il mercato assorbire i grandi livelli di debiti del Tesoro, mentre si accrescono i rischi di inflazione. Dopo la pubblicazione della nuova legge di bilancio Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater Associated, uno dei più noti operatori finanziari del paese, ha pubblicato un messaggio di forte preoccupazione, affermando che il piano rischia di aumentare pericolosamente il debito pubblico e di destabilizzare il sistema economico statunitense (Selvaggio, 2025). In termini generali, con i suoi provvedimenti Trump è riuscito ad inoculare ovunque il virus pandemico della rabbia, dell’antagonismo, della conflittualità, come afferma infine Robert Shiller (Occorsio, 2025).

Democratici e repubblicani

È noto che i repubblicani, durante le presidenze democratiche, si sono sempre eretti a guardiani dei conti contro le spese eccessive dei budget dei loro avversari politici, ma ora che al governo un repubblicano è al comando buttano tranquillamente alle ortiche tale postura. Per la verità, diversi parlamentari e senatori del partito hanno all’inizio mostrato un atteggiamento negativo sul budget di Trump, ma poi quasi tutti, al momento del voto, sono rientrati nei ranghi, obbedendo agli ordini. Qualcuno ha provato anzi a truccare le cifre per dimostrare che il costo del budget era più basso della realtà. Al Senato comunque tre repubblicani hanno votato no, mentre al Congresso lo hanno fatto in due.

Le dichiarazioni a caldo dei politici democratici li mostrano furiosi nei confronti del passaggio della legge. I commenti di diversi esponenti del partito appaiono feroci; “Trump ha mandato un messaggio all’America: se non siete dei miliardari non valete un centesimo”, “c’è chi morirà come risultato della legge” mentre qualcuno avanza a tale proposito anche la cifra di 50.000 persone all’anno (al che un esponente repubblicano risponde: “alla fine tutti dobbiamo morire” (Chidi, 2025)); “una delle peggiori leggi in tutta la storia del paese”; “questo è un giorno nero per il nostro paese”; “la crudeltà mascherata da politica”.

La legge dovrebbe comunque creare delle opportunità per i democratici, che sperano di fare così degli importanti progressi alle elezioni di medio termine del 2026. Per loro comincia comunque ora la battaglia per convincere la pubblica opinione dei guasti di tale legge di bilancio; il compito è reso più difficile dal fatto che alcune delle misure più impopolari, quali i tagli all’assistenza medica e agli aiuti alimentari, saranno avviate non a caso dopo le elezioni di medio termine.

Collegamenti

Si potrebbe pensare che le idee e le misure di Trump, incorporate nella sua legge, rappresentino una grande novità negativa nel panorama delle politiche economiche dei governi occidentali. Esse si in inseriscono, in realtà, in una tendenza di lungo periodo delle politiche del mondo ricco. Da decenni, il partito repubblicano va predicando che gli Stati Uniti andrebbero molto meglio se le tasse fossero basse e i programmi per aiutare i cittadini statunitensi fossero ridotti al massimo (Stein, 2025). Ma non parliamo soltanto degli Stati Uniti. Per sottolineare a quale punto sia giunta la sinistra europea su questi temi si può ricordare come Keir Starmer, il primo ministro britannico laburista in carica, aveva di recente preparato un progetto di bilancio che, mentre aumentava le spesse militari, tagliava drasticamente i sussidi ai disabili ed ai poveri. Per fortuna c’è stata una rivolta di una parte dei parlamentari laburisti e il progetto è stato almeno in parte ridimensionato.

Negli ultimi decenni quasi tutti i governi europei hanno operato tendenzialmente delle politiche che hanno portato ad una crescita delle diseguaglianze, ad un aumento della quota dei profitti e delle rendite e ad una diminuzione di quella dei salari nel totale del reddito nazionale e comunque in generale a favore dei ricchi e contro i poveri. Per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico, sempre in Europa è noto come negli ultimi tempi l’UE, con l’Italia tra gli altri a tirare la volata, stia annacquando violentemente le precedenti posizioni in merito. Le sue ‘mosse’ alimentano non solo la disintegrazione del Green Deal, ma potenzialmente della stessa Unione Europea (Méda, 2025). Esemplare il caso francese. L’Assemblea Nazionale ha votato il 19 giugno 2025, su proposta della destra e dell’estrema destra, una proposizione che imponeva all’amministrazione di bloccare per un tempo indefinito le domande di autorizzazione per i progetti eolici e fotovoltatici; per fortuna poi sempre l’Assemblea Nazionale ha cambiato parere (Méda, 2025).

L’odio all’ecologia sembra più in generale rafforzarsi nei ranghi della destra e dell’estrema destra e servire anche da cemento alla loro alleanza in Europa e nel resto del mondo. D’altra parte, anche sul tema degli immigrati stiamo assistendo a delle misure sempre più drastiche praticamente in tutti i paesi europei.Alla fine così le misure di Trump non fanno che portare avanti e rendere ancora più decise e sistematiche delle politiche che sono ormai da tempo moneta corrente in Europa e negli Stati Uniti.

La reazione cinese

A leggere la stampa cinese, almeno quella disponibile in lingua inglese (Xinhua, 2025, a, b), si rimane colpiti ed anche un poco sorpresi dal fatto che i commenti sulla legge di Trump appaiono puramente tecnici, senza toni negativi, come forse ci si poteva invece aspettare. Per di più i due articoli citati non sono firmati da un qualche giornalista, ma affidati all’agenzia ufficiale di stampa cinese, per aggiungere presumibilmente autorevolezza al commento. Probabilmente, come si osserva ad esempio in un articolo apparso sul New York Times (Pierson, Wang, 2025), la Cina non vede ragioni per criticare pubblicamente la legge quando si trova in un momento di tregua molto precaria con l’amministrazione Usa intorno alla guerra dei dazi. Criticare Trump potrebbe far naufragare quello che è in questo momento un delicato equilibrio diplomatico.Del resto, perché criticare una legge che alla lunga, insieme ad altre iniziative di Trump, potrebbe, indebolendo gli Stati Uniti, accrescere parallelamente il peso della Cina sullo scacchiere mondiale?

Un altro motivo per la cautela cinese potrebbe essere legato al fatto che il paese asiatico detiene ancora grandi riserve di titoli Usa (ufficialmente per circa 750 miliardi di dollari, ma forse le cifre reali sono molto più elevate) e il deprezzamento del dollaro, se continuasse, potrebbe intaccare ancora il loro valore, senza escludere poi una eventuale crisi dei pagamenti da parte del governo Usa.

Testi citati nell’articolo

Chidi G., “A dark day for our country”: Democrats furious over Trump bill’s passage, www.theguardian.com, 4 luglio 2025

Donegan M., No one wanted Trump’s devastating budget bill. Of course it passed, www.theguardian.com, 4 luglio 2025

Editorial, Etats-Units: une loi budgetaire au cout exorbitant, Le Monde, 5 luglio 2025

Fedor L. ed altri, Donald Trump ‘s tax bill moves ahead as House rebels back down, www.ft.com, 3 luglio 2025

Méda D., Une internationale antiécologie en cours, Le Monde, 6-7 luglio 2025

Occorsio E., Shiller “Donald deve studiare economia, il protezionismo è la teoria più dannosa”, Repubblica, 14 luglio 2025

Pierson D., Wang B., Why China isn’t lecturing Trump about his costly bill, www.nytimes.com, 4 luglio 2025

Rattner S., How bad is this bill ? The answer in 10 charts, www.nytimes, 3 luglio 2025

Romm T., Poorest americans dealt biggest blow under Senate republican tax package, www.nytimes, 1 luglio 2025

Rubin R., Summers L. H., We both served as treasury secretary. We know this bill is dangerous, www.nytimes, 2 luglio 2025

Selvaggio C., Ray Dalio suona l’allarme.., www.investing.com, 10 luglio 2025

Stein C., Trump’s big bill achieved what conservatives have been trying to do for decades, www.theguardian.com, 4 luglio 2025

The Economist, Big, beatiful…bonkers, 6 luglio 2025

Xinhua, US House passes Trump’s one big beatiful bill, www.Chinadaily.com.cn, 4 luglio 2025, a

Xinhua, Tump signs one big beatiful bill into law, www.globaltimes.cn, 5 luglio 2025, b

 

image_pdfimage_print

Newsletter

Privacy

Ultimi articoli pubblicati