IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Poveri d’Europa, povera Europa!

Quando i ricchi si fanno la guerra - scriveva Jean-Paul Sartre - sono i poveri che muoiono. In questa folgorante immagine c’è ancora l’essenziale della ‘guerra moderna’. Ma chi sono oggi questi poveri di cui parlava il filosofo francese, contro cui la guerra si accanisce?

Redistribuzione alla rovescia

Ma come si inserisce la guerra in questo quadro già desertificato da un quarantennio di regime neoliberale? Come ogni guerra, intensificando ed accelerando i processi di divaricazione tra ricchezza e povertà già in atto, aggiungendo così un tratto classista alla polarizzazione. Una ricerca pubblicata di recente stima che per effetto della guerra i poveri assoluti nel nostro Paese aumenteranno di un altro 10%. La decisione poi di portare al 2% del Pil le nostre spese militari ha comportato una riduzione uguale e contraria delle risorse previste per il servizio sanitario nazionale. Le quali, al pari di quelle destinate alla scuola e alla ricerca, avrebbero dovuto conoscere una rivalutazione sostanziosa alla luce della spirale inflazionistica in atto.

Il caso dei beni energetici

Ma se volessimo individuare il fenomeno più emblematico della redistribuzione alla rovescia che questa guerra sta determinando, questo va rintracciato nella vicenda che sta riguardando i beni energetici. L’aumento del prezzo del gas e dell’elettricità sta creando nel Paese una vera e propria emergenza sociale che colpisce pesantemente i ceti popolari: chi per vivere ha bisogno di lavoro e chi disperatamente lo cerca perché non lo trova o l’ha perso. Non così per i grandi player globalisti dell’energia, che stanno macinando in virtù di dinamiche speculative incontrollate extra profitti record. Non pare vi sia traccia nella manovra finanziaria annunciata di un inasprimento della tassazione a carico ad esempio di Eni e Enel, aziende che oramai di pubblico conservano traccia solo nel nome. Per giunta con un inganno sotteso: l’aliquota sugli extra profitti passa, nominalmente, dal 25 al 50%; ma l’inganno sostanziale è nella platea imponibile che si riduce, passando dalle 11 mila aziende della prima stesura draghiana alle 6-7 mila dell’attuale versione. Così facendo si programma una riduzione del gettito che dall’iniziale 12 miliardi si riduce a soli 2,5 miliardi. Dunque, con una politica che si conferma strutturalmente non solo incapace di correggere un meccanismo di trasferimento di risorse dal basso verso l’alto, ma che si fa parte attiva per alimentarlo. Studi indipendenti riferiscono che alla fine del primo anno di guerra una famiglia media composta da 4 persone perderà circa 2500 euro in termini di potere d’acquisto. Lo Stato sociale che era, sia pure tra mille carenze, il nostro principale vanto rischia di trasformarsi nell’ombra di sé stesso. Per non parlare della disoccupazione sempre più dilagante, specie nel Sud dove alcune imprese rinvengono nell’emergenza bellica il pretesto per feroci riorganizzazioni aziendali con perdite cospicue di posti di lavoro. Un lavoro, dunque, sempre più umiliato e insicuro abbinato, fuori dai luoghi di produzione, ad una rete di protezione sociale oramai residuale, come ha mostrato l’impatto della pandemia sul servizio sanitario nazionale.

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