IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Scuola e democrazia, la bussola della Costituzione

La scuola ha tenuto, come dimostra la lezione della pandemia, grazie all’impegno degli insegnanti. La macchina aziendalista è una tigre di carta. La battaglia contro la narrazione neoliberista del capitale umano è oggi il compito della pedagogia critica

La seconda fase, la scuola democratica

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, con il cosiddetto miracolo economico, la società italiana iniziò un rapido, anche se disordinato, cambiamento. I tassi di scolarità e i percorsi formativi conobbero un deciso mutamento, e le forze sociali progressiste iniziarono a prendere sul serio la questione della scuola. Cominciò allora una fase di lotte per la trasformazione della scuola, che – ad opera di alcune associazioni di docenti, dei sindacati e dei gruppi politici progressisti – diedero vita a un ventennio riformista. Si trattò di un riformismo contrastato, che si fece strada faticosamente, attraverso una vera e propria guerra di trincea, ma che portò ad importanti conquiste: dalla scuola media unificata (1962), alla scuola materna statale (1968), al tempo pieno (1971), alla gestione sociale della scuola (1974), alla programmazione educativa e all’integrazione dei disabili (1977), fino ai nuovi programmi della scuola media (1979) e della scuola elementare (1985). Questo riformismo ebbe un andamento contraddittorio, frutto di faticose mediazioni, con esiti ora più rilevanti (la scuola media unica, che sopprimeva la struttura duale della scuola di base) ora più deboli (i Decreti delegati del 1974, nei quali la gestione sociale della scuola nasceva imprigionata in forme burocratiche). In ogni caso, modificò il sistema scolastico in senso maggiormente democratico, con una marcia verso l’ideale di una Scuola della Costituzione. E nelle lotte per la trasformazione della scuola si sviluppò anche una nuova coscienza del problema scolastico da parte degli insegnanti progressisti, tra i quali possiamo ricordare figure come Bruno Ciari e Mario Lodi. Il movimento per la scuola democratica riuscì a conquistare una sostanziale egemonia culturale, e un certo seguito nella scuola di base, specialmente dalla fine degli anni Sessanta alla metà anni Ottanta, ma non riuscì ad abbattere la scuola tradizionale, la quale – sebbene costretta sulla difensiva – mantenne il favore della maggioranza dei docenti. Così, tutto questo periodo rimane segnato da una contesa culturale e pratica tra due modelli di scuola, l’uno egemone culturalmente (a livello di collane editoriali, di riviste, di convegni e corsi di formazione), l’altro prevalente di fatto.

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