IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Sinistra assente, hic Rhodus hic salta

È già tempo, almeno per noi, di fare un primo bilancio dell’esperienza del governo Draghi e del draghismo, dell’azione di un esecutivo “anomalo” come quello presieduto dall’ex Presidente della BCE. Un esperimento volto a ridefinire, a partire dalla prassi, i rapporti di forza tra gli organi che sostanziano la forma parlamentare di governo così come è disciplinata dalla Costituzione italiana (tra Presidente del Consiglio e Governo, tra Presidente del Consiglio e Capo dello Stato). Ma Draghi e il draghismo non sono solo questo. Se lo fossero non se ne comprenderebbe la “fortuna”. Questo governo è “costruito per fare”, quante volte abbiamo sentito negli ultimi mesi questo laconico messaggio veicolato dalle onde mediatiche? La “cultura” del fare, come ci ricorda Salvatore Bianco nella sua intervista al segretario generale delle CGIL dell’Emilia Romagna, è paradigmatica di un’epoca che non ne vuol sapere di tramontare. Il fare è sempre procedurale, ha a che fare coi mezzi, mentre la prassi, la politica, è finalistica, si domanda se quelle cose devono essere fatte e perché. Per questa ragione temiamo che il draghismo, l’etica tecnocratica che ambisce a pilotare e svuotare dall’interno la prassi democratica, non è affatto finita con il (primo) governo Draghi. La corsa al centro, oggi il centro largo moderato che ambisce a occupare il posto del già velleitario campo largo, si ripropone esplicitamente di perpetuarne la traiettoria attraverso il rilancio della cosiddetta agenda Draghi. E, invero, Draghi ha, nel corso della crisi contribuito in prima persona a destabilizzare i due schieramenti “estremi” e ha, più o meno intenzionalmente, lavorato alla formazione di un centro ‘responsabile’ come soluzione possibile per la prossima legislatura.

Non si tratta, si è detto, di una novità assoluta. Alla fine del 2012 l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti, il “podestà” straniero, lanciò l’omonima agenda, con l’intento di proiettare anche nella legislatura che si sarebbe aperta di lì a pochi mesi le scelte di governo e la collocazione internazionale che avevano caratterizzato la sua azione. Per la formazione elettorale promossa da Monti, quella base programmatica non fu esattamente un buon viatico per il successo, anche se fu soprattutto la sinistra, che aveva condiviso la responsabilità politica delle pesanti ripercussioni sociali dei provvedimenti varati dal Governo Monti, a pagare il prezzo di quell’eredità. Certo, la storia non si ripete mai identica. Oggi il paese sembra più rassegnato che arrabbiato e non si vede niente di simile a ciò che fu il Movimento 5S allora. Se i sondaggi danno costantemente in crescita l’unico partito all’opposizione nel corso dell’intera legislatura, Fratelli d’Italia, tale successo costituisce anche l’elemento fortemente perturbatore della coalizione di centro destra, data al momento come indiscutibilmente vincente alle prossime elezioni.

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