IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Sinistra assente, hic Rhodus hic salta

Si dirà che peccheremmo di provincialismo se pensassimo che questi fenomeni riguardino esclusivamente l’Italia. E, in effetti, quasi tutti i paesi occidentali hanno conosciuto fenomeni analoghi. Ciononostante, quello italiano resta un caso del tutto speciale, quasi che la scomparsa delle culture politiche di orientamento popolare e democratico dominanti fino alla fine degli anni Ottanta abbia creato le condizioni perfette per un esperimento radicale. Per questo noi pensiamo che proprio qui in Italia, più che altrove, è un dovere democratico rimettere in discussione il paradigma della neutralizzazione della politica. Solo così riacquisterà piena cittadinanza e legittimità un’agenda autenticamente alternativa e progressista, capace di mettere all’ordine del giorno i temi da affrontare. La rivoluzione energetica ecologica e digitale, la questione demografica, quella fiscale, quella femminile, quella meridionale, il declino delle istituzioni scolastiche e universitarie, quello delle istituzioni della giustizia. Di questo e tanto altro intendiamo occuparci già a partire da questo numero. Consapevoli che andare nel merito di queste sfide significa essere impietosi, com’è ormai purtroppo necessario, con una sinistra che ha colpevolmente messo in archivio le parole di Enrico Berlinguer in quella essenziale e memorabile intervista rilasciata a Eugenio Scalfari il 28 luglio 1981. Un atto di accusa rivolto allora a chi stigmatizzava la diversità della sinistra italiana ma che oggi noi rivolgiamo, con dolore, agli eredi del suo, del nostro, mondo.

Insomma, la questione morale come questione altamente politica e altamente costituzionale, la questione morale come madre di tutte le questioni. Una lucida rappresentazione dei termini essenziali del declino del Paese e, al tempo stesso, il fondamento di una vera agenda alternativa e progressista. Per questa ragione pubblichiamo l’intervista, nella sua versione integrale, nelle nostre Lezioni d’autore.

Aver rimosso questo tema rischia di condurci a un risultato infausto in occasione delle prossime elezioni. Più ci si avvicina alla scadenza e più si ha la sensazione che nelle intenzioni della destra, c’è il proposito di approfittare della lunga assenza della sinistra per archiviare definitivamente il disegno democratico-egualitario della Costituzione repubblicana, delegittimando l’antifascismo e con esso le culture politiche che, pure appartenendo a matrici ideologiche diverse (social-comunista, cristiano-sociale, azionista, ambientalista), hanno interpretato la carta costituzionale come un progetto di liberazione umana. La separazione della sinistra dal suo popolo ha reso possibile questo proposito, che si vorrebbe fare agire anche legislativamente per manomettere i principi costituzionali (si pensi alla flat tax), con l’evidente scopo di costituire un blocco sociale e politico che unisca i ceti più mortificati e disorientati dalle politiche neoliberali con l’establishment politico-finanziario e i suoi apparati mediatici. A far da cemento di tale progetto vi sono le pulsioni del tradizionalismo identitario con l’allineamento atlantista e il populismo neocorporativo con il rispetto della disciplina in campo finanziario. Il punto di fusione di questo composito quadro identitario è, come ai tempi della prima discesa in campo di Berlusconi, l’anticomunismo. Che in Italia, ma non solo, significa avversione nei confronti di ogni aspirazione egualitaria e democratica in senso non meramente formale.

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