IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Sotto l’urto dell’Intelligenza artificiale

Viviamo davvero in un mondo in via di de-occidentalizzazione? In realtà stiamo facendo i conti con un'occidentalizzazione perversa. Oggi è l'ora di ChatGPT. L’incontro con questa forma di intelligenza “aliena” richiede più eguaglianza e più controllo.

Il «tempo è denaro» diceva Max Weber in un’altra età con riferimento a quei tratti culturali del protestantesimo che egli vedeva come molla spirituale del capitalismo. Dov’è che questa massima non è divenuta molla quotidiana dell’agire ad ogni latitudine e per ogni cultura della Terra?

Verso l’ “umanaio globale”

Viviamo davvero un mondo in via di de-occidentalizzazione? Oppure – a dispetto di sushi e ideogrammi dilaganti giorno e notte – stiamo facendo i conti con una occidentalizzazione perversa, con dicotomie che non spaccano il mondo per aree di influenza o dominio, ma provvedono ad ogni latitudine a segmentare l’umanità e spesso in campi contrapposti. Già molto tempo fa, Zbignew Brzezinski – l’inesausto organizzatore della Trilateral Commission, il forum per eccellenza dell’occidentalismo illuminato – aveva visto avanzare una «potenziale dicotomia nella visione mondiale e nell’identità umana che non solo non ha precedenti, ma che si pone in netto, paradossale conflitto con la compressione di spazio e tempo tipica della nostra epoca». Ora essa diviene lacerazione nella struttura della vita, nella e della umanità: «da una parte c’è chi sarà sempre più in grado di sfruttare i maggiori poteri dell’umanità di gratificarsi e di manipolarsi, dall’altra quelli per cui la vita resterà soprattutto una lotta per la sopravvivenza in un mondo essenzialmente minaccioso». Per vie assai simili ma da altro angolo visuale Alexander Zinov’ev è approdato ad una identica sottolineatura del primato occidentale e delle sue conseguenze. Come elemento distintivo del processo egli ha individuato una grande rupture, una «grande frattura», non più solo nella struttura sociale ed economica del mondo, ma nello stesso «processo dell’evoluzione»: nel corso della seconda metà del Novecento, «il processo di evoluzione incontrollato ha lasciato il posto ad una evoluzione progettata e diretta». L’Occidente, a partire dal predominio esercitato grazie a leve finanziarie, militari, mediatiche, culturali, si è costituito in «sovrastruttura» dell’umanità, capace di definire in alcune sue componenti, centrate sugli USA, «obiettivi relativi all’evoluzione umana in sé e su scala globale e di sviluppare piani per conseguirli». È questa «sovrastruttura» che, coinvolgendo le élites del Sud e dell’Est, è in grado di esercitare l’egemonia sul mondo intero, fino a determinare le forme globali di aggregazione e vita. In stridente contrasto con l’ideale, con la parola d’ordine che sospinge l’intero processo – la più occidentale delle idee, ovvero l’«unificazione del genere umano in comunità» – la globalizzazione approda alla costituzione dell’«umanaio globale»: una sorta di formicaio costruito non attorno alla cooperazione degli «uomini formica», ma «attorno ad una lotta surrettizia e contenuta, ma nello stesso tempo ostentata e incoraggiata da tutte le conquiste della civiltà». L’«insocievole socievolezza degli uomini», che Immanuel Kant poneva a cardine e motore della società civile e dei suoi esiti cosmopolitici, è pervertita, nella visione di Zinov’ev, nel brulichio indistinto dell’individuo consumatore, «nella lotta senza quartiere degli uomini formica», dominata dalla competizione totale, dalla convinzione per cui «una società di nemici che rispettano le regole dell’inimicizia è più stabile di una società di amici che violano le regole dell’amicizia».

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