IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Storia e guerra al galoppo

Scartabellato e letto tutto d'un fiato, il volumetto “La pace è finita” solleva tanti, troppi interrogativi. Colpisce l'assenza assoluta di alcuni termini: computer, televisione, informazione, internet. Ma anche spazio, petrolio, DNA, religione. Di quale mondo parla la geopolitica di Lucio Caracciolo?

Guasto è il mondo

Stiamo sicuramente vivendo adesso una crisi della globalizzazione ereditata dal XX secolo, neoliberale o meno che essa sia. Difficile dire però come ne usciremo. Gli sguardi sul futuro sono sempre incerti. Basti pensare al domani del video, degli schermi. La profezia di Popper sulla televisione come «cattiva maestra» non si è avverata. Oggi avanti a schermi, magari molto più piccoli, a volte minuscoli, la fanno da padroni, come pessimi attori, pollice e scrittura, per miliardi e miliardi di caratteri al secondo. E che dire poi della guerra? L’ha fatta da padrona nel passaggio di secolo, sia pure in forme insolite, senza più i massacri del 900 ma a prezzi altissimi. I Grandi hanno volutamente cercato l’asimmetria ma ha funzionato solo in parte. Le promesse di pace e democrazia hanno fallito e spesso la ritirata o il rinculo sono stati pesantissimi. Kosovo, Iraq e Afghanistan stanno lì con i loro ammonimenti epocali. Ora però in Ucraina si sfodera un’asimmetria inedita: la minaccia dell’Olocausto contro invadenze e impicci esagerati di qualche altro grande. Si aggiunge l’aggettivo ‘tattico’ ma senza molta convinzione e in maniera quasi scaramantica. Vedremo.
Intanto, crisi della globalizzazione, ritorno degli imperi? Non ci riporteranno al Novecento, come ci ha giustamente ammonito Daniel Immerwhar. Questo tragico presente ci sta proiettando in un futuro senza precedenti quanto a pericoli. Influirà anche la geografia in cui da sempre siamo immersi. Ma in forme straordinarie si farà sentire il mondo plasmato dall’uomo: la «geografia naturale», non è immutabile. Le nostre mani l’hanno mutata, riplasmata. Agghindata di opportunità e pericoli.
A ragione, Massimo Luigi Salvadori, nella sua cavalcata nel nuovo secolo, si è rifatto alla lezione di Tony Judt: «guasto è il mondo». Abbiamo attraversato secoli sulle spalle di giganti. Da tempo siamo assordati dagli strepiti di schiere di pigmei rilanciati da TG e aule parlamentari. Cresciuti nel secolo cosiddetto delle «masse» mal ci adattiamo ad un mondo lanciato sempre più in autistica cacofonia.
Di fatto sono sconvolti tutti gli abituali punti cardinali. Costa una fatica incredibile tornare ad orizzontarsi nella matassa di una storia così aggrovigliata.

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