IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Terza guerra mondiale o nuova guerra globale?

Siamo di fronte ad una guerra figlia della glocalizzazione, altro che guerra imperialista e guerra difensiva. Nell’interdipendenza a prevalere sulla logica strategica, agita dalla convenienza, è la logica identitaria, agita dall’intransigenza. La Cina e l’“orizzonte” di un prossimo conflitto identitario.

Mundus e globus

Questo fa pensare che occorra considerare le dinamiche di questa guerra a partire da un’idea di globalizzazione un po’ più complicata. Un approccio diverso è quello che muove dalla differenza semantica tra mundus e globus (per tutti Giacomo Marramao), che la distinzione tra mondiale e globale necessariamente implica.
È stato detto che mundus evoca uno spazio ancora aperto e la storia della sua conquista e che globus, al contrario, evoca la finitezza di una terra ormai ridotta a sfera e la sua ormai avvenuta appropriazione, uno spazio unico e liscio. Dunque, il mundus come dimensione dell’espansività e il globus, invece, come dimensione della compiutezza. Le implicazioni di questi due distinti nuclei di senso sono molteplici. Ma, per il punto di vista geopolitico su cui qui si sta riflettendo, è sufficiente considerarne solo taluni aspetti salienti.
L’espansività assume a referenti cruciali i soggetti e la logica dell’espansione e rimanda agli assetti inaugurati dallo spartiacque di Westfalia: lo Stato nazionale sovrano, l’appropriazione delle terre “libere” (fuori dai confini europei) e, soprattutto, la logica dell’interesse nazionale che per secoli ne ha retto i movimenti.
La formazione dello spazio globale segna il tramonto dello Stato-nazione, modifica il problema con cui quel che resta dell’antico “Leviatano” è chiamato a confrontarsi e ne rende impraticabile la logica. La compiutezza, che è la cifra dello spazio globale, e cioè il suo darsi come un unicum abitato da tutti, innesca due opposti problemi tra loro paradossalmente connessi.:
Il primo problema è quello hobbesiano dell’ordine, e cioè dell’inevitabile passaggio dall’ordine multipolare dei vecchi Stati sovrani ad un ordine, che, pur riferendosi ancora ad una realtà multicentrica, deve strutturare uno spazio unico e, perciò, ambisce ad essere unipolare.
Il secondo problema è quello opposto che nasce dal paradosso dell’omologazione e unificazione forzose, che provengono da questa spinta all’ordine unipolare, e della differenziazione culturale/identitaria che questa spinta tuttavia produce. Come è stato detto, l’unificazione produce essa stessa differenza.
Ne segue la definitiva rottura del modello westfaliano: per un verso, è soppiantato il vecchio ordine fondato sull’isomorfismo tra popolo, territorio e sovranità e, per un altro verso, è messa al tappeto la logica regolativa che gli era propria, quella racchiusa nel vecchio diritto internazionale fondato sul rispetto dei confini territoriali, sulla tendenziale neutralità per quel che avveniva al loro interno e sul calcolo delle convenienze, degli interessi del consesso degli Stati sovrani.

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