IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Un mondo globale e multipolare, lo sguardo di Lula

Il segno distintivo del governo Bolsonaro è stato l’anti-mondialismo. Al contrario, Lula coniuga principi liberali e principi realisti. Il rispetto del diritto internazionale ma anche l'idea di un protagonismo politico dell'America Latina, a partire della preservazione della foresta amazzonica.

L’integrazione del Brasile nel mondo

In nessun caso, il nuovo orientamento della diplomazia brasiliana equivale a una forma di rigetto dell’integrazione del Brasile nel mondo e nei confronti delle istituzioni liberali di regolazione, come pretende di far credere la prevalente narrazione dei grandi media filo-occidentali. L’anti-mondialismo era, al contrario, il segno distintivo del governo Bolsonaro, sensibile alla retorica della “ascesa e caduta delle grandi potenze”, particolarmente cara al Partito Repubblicano, al punto da seguire alla lettera la sua politica – in realtà una “antipolitica” – ambientale, preoccupata solo di negare il riscaldamento globale e le sue cause ultime legate all’accumulazione geograficamente diseguale del capitale.

Ecco un punto a partire dal quale la visione globale del nuovo governo di Lula può essere valutata più nitidamente. Riferendosi all’Amazzonia, il cui bioma si estende principalmente sul territorio brasiliano (61,8%) ed è ripartito con altri nove paesi sudamericani, Lula ha insistito che il Brasile ne è il proprietario sovrano, ma deve essere in grado di coinvolgere il mondo intero nella sua preservazione, studio e utilizzo responsabile. È importante notare che questo punto di vista non ignora il problema del greenwashing – ovvero lo sfruttamento capitalista dei progetti ambientali, vieppiù potenziato dal “mercato delle emissioni di carbonio” – ma rifiuta la semplice inazione, consapevole che nella fase in cui ci troviamo la scala geografica dei problemi ambientali ha una configurazione globale, come ha sottolineato da David Harvey.

Per una globalizzazione dal basso

È vero, riprendendo le parole di Gilberto Maringoni – incline a criticare la mancanza di innovazione del nuovo governo in questo settore – che tutti i principi di politica estera menzionati sono già presenti nell’articolo 4 della Costituzione brasiliana approvata nel 1988, dopo le lotte che hanno sconfitto la dittatura militare del 1964-85: i principi della “difesa della pace, dei diritti umani, dell’autodeterminazione dei popoli, del non intervento, della soluzione pacifica dei conflitti, del rifiuto del terrorismo e del razzismo e dell’integrazione dell’America Latina”.

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