IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Autonomia geopolitica è transizione energetica. E viceversa

La partita energetica è cruciale per l’autonomia geopolitica dell’Europa. La sinistra abbandoni il miraggio ideologico di assenza di alternative all’efficienza del mercato, per tornare alla keynesiana socializzazione degli investimenti

La transizione energetica dell’Europa verso energie pulite e rinnovabili era già un punto irrinunciabile prima della crisi geopolitica (e geo-economica) scoppiata con l’invasione russa dell’Ucraina. Lo era per ragioni di fondo e di lungo periodo, che attengono alla ormai provata insostenibilità ecologica del modello energetico basato sulle energie fossili, e alla volontà europea di costituirsi come punto di riferimento nella transizione a un modello sostenibile. Un Green Deal europeo era già materia di ampia convergenza quando la crisi del Covid ha reso possibile ciò che fino a quel momento sembrava impensabile: un piano di investimenti infrastrutturali volto a riconfigurare lo spazio produttivo europeo.

In Defense of Public Debt

Insisto sui due termini (“piano” e “infrastrutturali”) perché riassumono bene il cambiamento di orizzonte che stiamo sperimentando: dopo decenni di lotta ideologica alla spesa pubblica e ancor più al debito pubblico, ora si scrive, anche in ambito mainstream, In Defense of Public Debt [È il titolo dell’ultimo libro di Barry Eichengreen, riconosciuto fra i massimi esperti di storia monetaria e finanziaria]. Si riconosce, insomma, che esistono attività essenziali per il buon funzionamento di un’economia di mercato che nessun attore dell’economia di mercato può intraprendere da solo, e secondo la logica dell’investimento privato. È giunto dunque, a quanto sembra, il momento di meditare attentamente ciò che Keynes diceva a proposito di un concetto spesso non ben compreso ma centrale nel suo pensiero, la socializzazione degli investimenti: non si tratta di chiedere al pubblico di fare ciò che già l’iniziativa privata sa fare, ma di pretendere che faccia ciò che solo il pubblico può fare, affinché l’iniziativa privata sia sostenuta e orientata in una direzione socialmente accettabile. E ciò che il pubblico può fare, elettivamente, sono gli investimenti infrastrutturali, nel quadro di una politica industriale di lungo periodo.

Opportunità e vincoli delle nuove fonti di energia

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