IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Palestina nella testa, Israele nella testa

Questo numero è plurale e dialettico. Autenticamente, non per formale ed ipocrita concessione ai dettami del politicamente corretto. Ci sono opinioni diverse tra noi sulla questione israelo-palestinese, pur condividendo il comune diritto di esistere di Israele e della Palestina. Due “sentimenti” accomunano i contributi di apertura di Antonio Cantaro, Donato Caporalini e Luigi Alfieri.

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Allo stesso tempo

Leggiamo regolarmente, con attenzione, Le Grand Continent. La nostra distanza politica e intellettuale dalla autorevole rivista non ha bisogno di essere sottolineata. Ma si impara sempre qualcosa di quello che passa nella testa di una parte dell’establishment unionista. Il 15 giugno di quest’anno palpabile è anche il suo smarrimento non solo politico ma anche emotivo. Come testimonia questa Lettera della domenica, dall’emblematico titolo Le goût de la dissolution.

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La Palestina in testa

La Palestina è una Storia che ritorna, un passato che non passa. L’ultimo esempio di colonialismo di insediamento, pulizia etnica e apartheid su vasta scala. Nessuno di noi sarà davvero libero finché non faremo davvero i conti con il colonialismo e il razzismo

Israele in testa

La Palestina in Testa, Israele in Testa. I palestinesi nel Cuore, gli ebrei nel Cuore. Per noi, ‘marxo-gramsciani’, si chiama “quistione”. Questione ebraica, questione israelo-palestinese. Ovvero, del ritorno della politica, della ragione, del diritto. Contro ogni demonizzazione assoluta dell’altro, del nemico.

L’antisionismo è antisemitismo?

L’antisemitismo è un’idea inconsistente e, allo stesso tempo, inattaccabile con argomenti razionali. L’antisionismo è il punto di vista, “Palestina libera dal fiume al mare”, del nazionalismo arabo. Dieci milioni di persone, che ci sono, non dovrebbero esserci. Perché ebrei

Il martello di Maslow

Qual è il bilancio dell’unipolarismo USA? Per il Watson Institute oltre novecentomila vittime, costi finanziari in trilioni e neanche l’apparenza di un ordine politico. A mancare non è stata la forza, ma la politica: una visione, un progetto.

Quale pace (“perpetua”) oggi?

La gestione statunitense dell’ordine mondiale non sana, anzi aggrava la conflittualità internazionale. Rileggere il progetto kantiano “Per la pace perpetua” può essere estremamente istruttivo per orientarci nel presente.

Hegel e la guerra

La guerra non è qualcosa di esterno alla storia. L’Unione europea, avendo espulso dal proprio orizzonte il tema della guerra, se la ritrova in casa senza comprenderne la genealogia. E mentre l’Onu certifica la sua impotenza, prende forma un mondo multipolare.