IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Dopo Sharm el-Sheikh è tempo di chiudere la serie delle Cop

Prese insieme la Cop26 di Glasgow e la Cop27 di Sharm el-Sheikh sono la prova che l’assetto istituzionale uscito dagli Accordi di Parigi non funziona. È tempo di un trattato internazionale di non-proliferazione dei combustibili fossili.

In altre parole, il sistema dei Contributi Nazionali è l’esatto opposto della formazione di una volontà comune, ottenuta per mezzo di una qualche forma di scelta collettiva, della quale, in genere, vi è bisogno quando si tratti di questioni il cui esito dipende dal comportamento di molteplici soggetti. Nessun ‘tavolo’ attorno al quale le parti possano (a) specificare in termini operabili l’obiettivo ‘aggregato’ che vogliono raggiungere, (b) accordarsi sulle rispettive responsabilità al fine di raggiungerlo, (c) convenire sulla costituzione di un sistema di enforcement delle decisioni. A dispetto del fatto, conviene notare, che i punti (a) e (b) possono già avvalersi di un più che consistente lavoro ‘istruttorio’. Per quanto riguarda il primo, l’operabilità dell’obiettivo, come pure una chiara articolazione dell’insieme di scelta, è pienamente garantita dal costrutto del Carbon Budget; e il secondo può giovarsi di recenti elaborazioni intese a stabilire come ripartirlo, che hanno tradotto in numeri il principio (generalmente accettato, almeno sulla carta) delle Common but Differentiated Responsabilities.

In altre parole, ancora, si può dire che il quadro istituzionale uscito dagli Accordi di Parigi, affidando la lotta contro il Climate Change a 200 sedi nazionali, tradisce la natura di per sé globale del fenomeno, la quale, ragionevolmente, pretende soggetti che decidano insieme. Non è difficile immaginare quanto aspri sarebbero i negoziati attorno a un tavolo che mettesse le parti di fronte a questa necessità obiettiva – a maggior ragione proprio per via del diverso grado di cogenza che tutto il processo verrebbe ad assumere. Né è possibile dire quanto i negoziati e i loro esiti verrebbero a riflettere principi di giustizia, conflitti ‘interpretativi’, interessi intesi in modo intelligente, interessi intesi in modo elementare, posizioni di forza fatte valere in quanto tali, ecc. La forma di un processo decisionale non può certo determinare il risultato sostantivo che infine verrà fuori – ma conta moltissimo dal punto di vista della possibilità che un output decente, infine, si determini. Cosa che allo stato degli atti è sostanzialmente esclusa.

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