IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

A proposito di Gaetano Azzariti, Diritto o barbarie. Il costituzionalismo moderno al bivio

Il destino di un libro, il suo successo, la sua durata nel tempo dipendono da molte cose. Il libro di Gaetano Azzariti ha il pregio di possederle praticamente tutte, a partire dall’incipit, dal suo felice carattere tranchant.

5. Fermati Europa, ha scritto pochi giorni fa un autorevolissimo intellettuale italiano, lo storico conservatore Franco Cardini. E qui sovviene la seconda parte dell’opera di Gaetano, Europa politica o barbarie. Europa politica come bussola per uscire vivi – l’immagine in queste settimane non ha, ahimè, solo un significato metaforico – dall’interessato naufragio a cui scelleratamente ci hanno condotto l’amico americano e l’amico Putin. Da una parte, un impero che non riesce a metabolizzare il suo declino nel mondo globalizzato; dall’altra un impero che non riesce ad elaborare una spiegazione plausibile, intellettualmente e storicamente onesta, della sua marginalità nella geopolitica mondiale. Un imperialismo l’un contro l’altro armato. A spese degli europei, a nostre spese. Oltre – non è da escludere – l’attuale, moralmente insopportabile, guerra per procura condotta dall’incolpevole gente ucraina.

L’Europa è sull’orlo di un precipizio, scrive Gaetano e lo scrive ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Della natura e morfologia di questo precipizio parlerà, presumo, con la consueta lucidità e nettezza di giudizio Alessandro Somma. A me preme sottolineare il giudizio di fondo sull’ordine di Maastricht come rivoluzione passiva, una chiave di lettura che, come Gaetano sa, è al centro anche del mio volumetto Postpandemia.

Io penso, a differenza di quanto mi pare ritiene Alessandra Algostino, che il paradigma della rivoluzione passiva evochi sul piano strettamente costituzionale una cesura profonda nel processo di integrazione europea, l’affermarsi di una diversa idea di civiltà rispetto ai “trenta gloriosi” caratterizzati da un grande compromesso storico tra le ragioni dell’economa e le ragioni della politica, tra le ragioni della crescita e le ragioni della solidarietà sociale e territoriale. Maastricht, al contrario, incarna il progetto di una rivoluzione da parte dei poteri costituiti, di una rivoluzione passiva nella misura in cui postula di fare a meno dei fondamenti classici di legittimazione della sovranità. E cioè, della nazione, del popolo, dello Stato, come emblematicamente si evince dallo statuto giuridico-istituzionale dell’euro e della Bce, nonché dalla forma di governo tecnocratica della cosiddetta governance economica nel suo complesso.

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