IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

L’analisi. Nel tempo della seconda guerra freddo-calda

Naviganti senza bussola, gli improbabili eredi della sinistra italiana hanno prima divorziato dal pacifismo politico e giuridico e poi sposato un inquietante fondamentalismo etico-democratico.

La retorica unionista si sforza di rappresentare l’attuale ri-militarizzazione del mondo come l’occasione per un inedito e storico protagonismo dell’Europa come potenza geopolitica. Ma la nuova era glaciale, l’assoluta incomunicabilità nelle relazioni internazionali, fa oggi molto più male all’Europa di quanto accaduto nella prima guerra fredda. È la NATO dal punto di vista organizzativo e istituzionale che sta tornando in vita, con gli Usa al timone. La declamata autonomia strategica europea dei mesi precedenti la guerra in Ucraina è un pio desiderio se i Paesi dell’Ue non preservano un potere di valutazione autonoma e si acconciano a diventare i subappaltatori dell’industria della difesa americana.

Il conflitto tra Oriente e Occidente sembra riaffermarsi come un destino, con toni ancora più duri di quelli del passato. Ma le somiglianze sono, ha osservato Carlo Galli, più superficiali che sostanziali. A medio e lungo termine, ma anche a breve dal punto di vista strettamente economico, gli interessi degli Stati Uniti non coincidono più come nella prima guerra fredda con quelli europei. L’invasione dell’Ucraina ha fornito agli anglosassoni un’occasione d’oro per indebolire la Russia con una guerra di logoramento e accerchiamento e tentare di estrometterla dal grande gioco delle potenze mondiali, in cui vorrebbe reintegrarsi. Ha inoltre consentito agli Stati Uniti di esercitare un controllo più stretto sull’Europa, a basso costo politico. Ma l’Europa a medio e lungo termine avrebbe bisogno di un rapporto costruttivo con la Russia, per non essere squilibrata sulla dimensione atlantica e proiettata sul Nord-Est sul piano militare. E razionalmente dovrebbe essere nell’interesse russo continuare ad essere, come in epoca zarista e sovietica una potenza europea. Bruciare i ponti non è nell’interesse né dell’Europa né della Russia. E di questo Putin porta grandemente la responsabilità storico-politica.

Il ritorno del rischio nucleare

È tempo di fare un primo bilancio. La NATO ha interesse ad estendere la sua azione al sistema di alleanze americane in Estremo Oriente. Il che naturalmente finirà presto o tardi per sconcertare i paesi europei, per i quali il compito di presidiare in armi il confine orientale è più che abbastanza. L’”amico americano” potrebbe, insomma, aver sbagliato a lungo termine i suoi calcoli con l’Europa, come tante volte è avvenuto in tante altre parti del mondo negli ultimi decenni. Oggi, ancor più di ieri, l’universo è un pluriverso sempre meno disponibile a piegarsi alla logica della bipolarizzazione a guida statunitense, a subire i suoi diktat. La tentazione di fronte a questo rifiuto di passare dalle minacce più o meno velate ai fatti, dalla minaccia dell’uso dell’arma nucleare al suo uso effettivo, potrebbe diventare una tragica e “realistica” opzione per un Occidente sempre più apertamente contestato dai grandi paesi non occidentali nella sua pretesa di parlare a nome dell’intera comunità internazionale, di dettare la soglia di accesso alla piena appartenenza e i criteri di normalità politica, economica e culturale validi per tutti. Per questa ragione, il rischio di una catastrofe nucleare globale potrebbe presto tornare di drammatica attualità. E se vogliamo farci trovare pronti, è necessario che il movimento pacifista ritrovi quegli interlocutori nelle istituzioni politiche e nella società civile che in passato hanno rappresentato una sponda per le sue mobilitazioni. È nell’interesse dell’intera umanità disporre di un movimento pacifista consapevole della complessità della posta in gioco, dei suoi tempi, dei pericoli a breve e medio breve termine (il rischio nucleare tattico) e di quelli a medio e lungo termine (la catastrofe nucleare globale).

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