IDEATO E DIRETTO
DA ANTONIO CANTARO
E FEDERICO LOSURDO

IDEATO E DIRETTO DA ANTONIO CANTARO E FEDERICO LOSURDO

Non solo (de)globalizzazione (II)

Ci siamo ripetutamente occupati delle conseguenze della guerra. Queste ulteriori considerazioni integrano il quadro. Non solo (de)globalizzazione, ma anche deindustrializzazione in Europa e riorientamento, protagonisti l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo, dei flussi energetici.

I nuovi sviluppi in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo

La guerra in Ucraina ha contribuito a produrre due importanti conseguenze per quanto riguarda i paesi del Golfo e, in particolare, l’Arabia Saudita (The Economist, 2022).
Da una parte, ha portato, grazie ad un conseguente grande aumento dei prezzi dei prodotti energetici e alle sanzioni occidentali, ad una forte crescita anche in prospettiva delle entrate di tali paesi (con entrate ora stimate intorno ai 5.000 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni) e ad un riorientamento dei flussi energetici a livello mondiale (con il petrolio ed il gas russi ora sempre più indirizzati verso l’Est e quelli dei paesi del Golfo sempre più verso l’Ovest). Dall’altra, ad un nuovo allineamento geopolitico nel Medio Oriente, con la conseguenza di rapporti molto più stretti in particolare dell’Arabia Saudita con la Russia (Brower, 2022) e ad un raffreddamento di quelli con gli Stati Uniti.
La riunione dei paesi Opec+Russia del 5 ottobre 2022, con la decisione di ridurre la produzione giornaliera di petrolio di ben 2 milioni di barili, comporta non solo una riduzione concordata e rilevante nei livelli di produzione di petrolio, ma rappresenta anche un forte affronto alla Casa Bianca, che si era tanto adoperata sino all’ultimo perché le decisioni fossero diverse, con Biden che era anche sbarcato qualche tempo fa a Gedda per rammendare le sue relazioni con i governanti del paese (peraltro, la decisione danneggia fortemente gli sforzi dei paesi occidentali per ridurre le entrate russe dal petrolio).
La storica alleanza tra i due paesi si sta rapidamente deteriorando. L’Arabia Saudita accusa gli Usa di immettere sul mercato grandi quantità delle sue riserve petrolifere per contrastare la politica dell’Opec e di operare per porre un tetto al prezzo del petrolio russo, rivolgendosi anche ai paesi emergenti e mostrando loro “maliziosamente” quanto essi avrebbero potuto risparmiare con una riduzione dei prezzi. I paesi del Golfo sono anche allarmati dal fatto che il meccanismo del tetto ai prezzi proposto dagli Usa contro la Russia possa essere applicato in futuro anche a loro. Intanto l’Arabia Saudita coopera sempre più strettamente con la Russia ed anche gli altri paesi del Golfo sembrano seguirla in tale politica (Brower, 2022). Biden appare preoccupato per le conseguenze di un aumento dei prezzi del petrolio anche negli Usa – un portato quasi sicuro delle decisioni dell’Opec- sui risultati delle elezioni statunitensi di novembre. Ma sono molto delusi anche i paesi europei.

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